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Condanne definitive per la morte di Filippo Raciti

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“Finalmente è stata messa la parola fine alla vicenda giudiziaria che ha fatto luce sul drammatico omicidio dell’Ispettore Filippo Raciti. A questo punto, ne siamo certi, non è comunque possibile attendersi il pentimento di chi ha distrutto per sempre l’esistenza di un padre di famiglia, atteso inutilmente fin dall’inizio, ma speriamo almeno nel doveroso silenzio di chi ha veramente tirato troppo la corda in questi lunghi mesi, parlando a sproposito e perdendo così ogni briciolo di dignità che si poteva riconoscergli”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta così la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che questa sera ha confermato le due condanne a otto e undici anni di reclusione emesse rispettivamente a carico di Antonino Speziale e Daniele Micale, i due ultras ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale a seguito della morte dell’Ispettore Capo della Polizia di Stato, Filippo Raciti, rimasto ucciso nel corso degli scontri avvenuti fuori dallo stadio di Catania il 2 febbraio del 2007.

Il Coisp è stato presente all’udienza in Cassazione, dove ha voluto accompagnare la vedova dell’Ispettore Raciti, e dopo la pronuncia della Corte ha espresso “non certamente soddisfazione – ha chiarito Maccari -, perché non può essercene di alcun tipo in una vicenda talmente dolorosa e vergognosa. Ma almeno un pensiero, che è giunta l’ora di ritrovare il dovuto rispetto per una famiglia orfana di una figura insostituibile, e per la Polizia di Stato, orfana di un collega insostituibile. La drammatica morte di Filippo avrebbe fin da subito dovuto rappresentare un monito insuperabile per l’intero Paese. Ed invece ci troviamo, ancora in queste settimane, a dover ascoltare la pubblicizzazione di una squallida trovata commerciale che vuole far passare per un gioco la schifosa minimizzazione dei drammi che hanno funestato gli stadi italiani, non molto dopo aver superato la nausea di dover leggere che il signor Speziale, non dando troppo peso al fatto di aver ammazzato un uomo, non ha trovato nulla di meglio da dire se non lamentarsi di non poter ancora tornare allo stadio. Adesso vada in galera. Altro che allo stadio!!”

“E’ triste – conclude il Segretario del Coisp – perché tutto questo avviene oltretutto in un contesto politico istituzionale nel quale la vita dei Poliziotti italiani, autentici Servitori dello Stato sempre pronti ad ogni sacrificio, viene ‘valutata’ evidentemente di scarso rilievo, di minor rilievo, certamente, della necessità di far quadrare i conti”.

Coisp