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Polo Universitario Penitenziario a Firenze

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Firmata oggi dal rettore Alberto Tesi una convenzione con l’Associazione Volontariato Penitenziario (AVP), presieduta da Carla Cappelli, per le attività di sostegno agli studenti detenuti.

L’accordo consolida la collaborazione stretta con l’Associazione fin dall’avvio dell’esperienza di Università in carcere, promossa nel 2000 dall’ateneo fiorentino, insieme all’amministrazione penitenziaria e alla Regione Toscana, presso il carcere della Dogaia di Prato. L’iniziativa ha successivamente avuto l’adesione degli atenei di Pisa e Siena e ha dato vita nel 2010 al “Polo Universitario Penitenziario della Toscana” costituito ufficialmente per coordinare le attività svolte nelle casi circondariali toscane.

Oggi il polo universitario penitenziario fiorentino riunisce 81 detenuti (25 stranieri) iscritti a corsi dell’Università di Firenze. I detenuti sono seguiti da docenti, tutor e volontari. Le attività didattiche e i piani di sostegno formativo sono coordinati dal delegato del rettore Ignazio Becchi.

L’accordo con l’AVP formalizza, in particolare, la collaborazione al tutoraggio e alla formazione dei tutor impegnati nel supporto agli studenti in esecuzione penale, ma anche la partecipazione a quanto necessario per integrare lo studio universitario nel quadro dei percorsi formativi e riabilitativi dei detenuti.

“Con questa convenzione – ha sottolineato Ignazio Becchi – diamo finalmente una veste istituzionale ad una collaborazione che, nei fatti e con altre forme, risale alla stessa istituzione del Polo penitenziario. Insieme abbiamo ottenuto risultati davvero incoraggianti: da un lato abbiamo garantito ai nostri studenti detenuti il diritto allo studio e opportunità di formazione, utili anche nella prospettiva del reinserimento sociale; dall’altro lato abbiamo consentito a docenti, studenti volontari, operatori del servizio civile e tutor, di vivere un’esperienza didattica di particolare intensità. In virtù dell’accordo potremo in futuro sperimentare nuove e, ci auguriamo, ancora più efficaci forme di intervento”.

Università degli Studi di Firenze