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Libri, Isabella Ducrot a Napoli con Fallaste corazón

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Isabella Ducrot presenta il suo nuovo libro Fallaste corazón. L’appuntamento è per oggi alle 17.00, presso l’Istituto Studi Filosofici, insieme a Gea Palumbo e Silvio Perrella, in collaborazione con Evaluna Libreria.

Il libro, con uno scritto introduttivo dell’amico Erri De Luca, raccoglie 14 storie che conducono il lettore nel territorio del ricordo, nelle quali l’autrice spazia fra scene di un’infanzia felice vissuta a Montedidio, velate a tratti da interrogativi irrisolti, a panorami esotici di viaggi senza tempo, fino ad arrivare alla descrizione di incontri enigmatici e misteriosi dove il colore, come nelle sue opere, ha sempre il ruolo di protagonista.
Da una Napoli barocca e decadente alle prese con gli scoppi della guerra, la Ducrot parte idealmente per il suo viaggio nelle parole che incontra con curiosità: nei salotti dove la madre ascolta per ore amiche tradite, assieme alle giovani compagne nei giochi di ogni giorno, nelle traversate in Oriente dove linguaggi sconosciuti intrecciano suoni originali mai sentiti prima.
Il carattere tessile tipico dell’espressione artistica della Ducrot ne contraddistingue anche la scrittura: le esperienze narrate sono diverse ma tenute insieme da una forte struttura interpretativa come una metafora della vita.

Isabella Ducrot nasce a Napoli ma da molti anni vive e lavora a Roma. E’ un’artista singolare che, in molteplici viaggi specialmente in Oriente, ha sviluppato un particolare interesse per i prodotti tessili di questi paesi a est dell’Europa: la tradizione del tessuto così differente in Cina, in India, in Turchia, in centro Asia è diventata oggetto di studio e di ricerca.

Si è andata così formando negli anni una raccolta di tessuti rari, di interesse storico, e contemporaneamente da qui è partito un percorso di ricerca artistica che prevedeva l’uso di materiale tessile per realizzare delle opere. La materia tessile come costante punto di partenza, in confini di ambiguità, tra ricerca cromatica e violazione della struttura tessile stessa, di qui nascono “strutture tessili parlanti, di miracolosa bellezza e fragilità”. Una serie di 12 quadri del 1989 era formata da pannelli in cui erano incorporati frammenti di un tessuto andino che risale a mille anni fa. In seguito l’artista ha dedicato circa due anni di lavoro su un motivo costante nella cultura ottomana, il “cintamani” ed ha composto una folta serie di arazzi con questo motivo decorativo.

Alla Biennale di Venezia del ’93 ha presentato un grande arazzo che oggi fa parte della collezione del Museo di Gibellina in Sicilia. Attorno agli anni ’90 è subentrato l’uso della carta come base per una serie di grandi disegni e monotipi in bianco e nero.

Ha preso parte a Napoli al progetto “Metrò dell’Arte” firmando i mosaici della stazione Vanvitelli.

Del 2002 è una serie di arazzi di carta dal titolo “Memorie di una terra” ricordi di viaggi in Afganistan andata in esposizione presso l’Archivio di Stato a Milano. Un grande esemplare di collage di tessuto e carta e pittura (4 m x 4m) è stato esposto ed acquistato dalla Galleria Comunale di Roma, mentre un grande pastello su seta fa parte della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Del 2008 è “Variazioni”, mostra personale presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e la pubblicazione del suo testo “La matassa primordiale” (Edizione Nottetempo).

Isabella Ducrot ha esposto le sue opere a Roma, Milano, Parigi, Berlino, New York.

Ha realizzato anche dei fondali per palcoscenico, per concerti e balletti (Filarmonica di Roma, Balletto del Sud di Lecce). Sono recenti una serie di opere composte con vecchi tessuti tibetani.

Hanno scritto sul suo lavoro Ginevra Bompiani, Patrizia Cavalli, Achille Bonito Oliva, Giovanna Bonasegale, Ruggero Guarini, Federica Di Castro, Nadia Tazi, Tommaso Trini, Laura Cherubini, Diane Kelder, Bruno Mantura, Sandra Pinto, Silvia Ronchey.

Per info www.isabelladucrot.it