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Vesuvio, quartieri di Napoli nella zona rossa

Anche tre quartieri di Napoli nella zona rossa che potrebbe essere interessata da una eruzione del Vesuvio

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Dai 18 comuni previsti dal Piano di emergenza del 2001 (Somma Vesuviana, Terzigno, Ottaviano, Ercolano, Sant’Anastasia, San Giuseppe Vesuviano, Pompei, Boscoreale, Pollena Trocchia, Torre Annunziata, Boscotrecase, Trecase, Portici, San Giorgio a Cremano, Cercola, Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio), la zona rossa del Vesuvio si è allargata a 25 (Nola, Palma Campania, Poggiomarino, Pomigliano d’Arco, San Gennaro Vesuviano, Scafati e i quartieri napoletani di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli).

E’ questo il nuovo scenario elaborato dal Dipartimento della Protezione civile e dagli enti locali presentato due giorni fa dal capo del Dipartimento nel corso di un comitato operativo. Al momento non c’è nessun allarme immediato, il vulcano più famoso al mondo dorme sonni tranquilli; ma c’è solo la consapevolezza di dovere allargare il perimetro dell’area rossa in vista di nuovi scenari eruttivi ipotizzati dagli scienziati.

A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre a un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici (zona rossa 1) anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (zona rossa 2).

L’eruzione del Vesuvio di gran lunga più famosa è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia. Dal 1944, anno della sua ultima eruzione, il vulcano si trova in stato di quiescenza caratterizzato solo da attività fumarolica e bassa sismicità. Non si registrano fenomeni precursori indicativi di una possibile ripresa a breve termine dell’attività eruttiva. Il Vesuvio è sorvegliato 24 ore su 24 dalla rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv.