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Allergie: pollini e polveri e crisi d’asma

Allergie di fine inverno: attenzione a graminacee e a sbalzi climatici ma anche a betulle e nocciolo

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I pollini sono spesso fonte di allergie e motivo scatenante più frequente per una crisi d’asma: «L’incidenza di asma a causa dei pollini può dipendere dalla stagione, dall’ambiente e dalle caratteristiche climatiche – afferma il Prof. Grassi – questo potrebbe causare una crisi d’asma. Poi abbiamo gli acari della polvere, che sono allergeni perenni, in quanto fanno parte permanente dell’ambiente in cui si vive. Gli allergeni stagionali, però, sono prevalentemente quelli vegetali».

Nei mesi di febbraio e marzo prestate particolare attenzione alle graminacee, i più pericolosi di questi allergeni, in quanto i più diffusi.
E poi alle betulle e al nocciolo, ma anche ai produttori di frutta. I soggetti più rischio sono quelli che nascono con la predisposizione di diventare asmatici, gli atopici in particolare.
«Possiamo parlare di un rischio genetico, non di rischio professionale – conclude il Prof. Grassi – In questa stagione prevale maggiormente il fattore climatico che quello allergico: è più facile avere una riacutizzazione di bronchite cronica perché il freddo predispone alla reazione batterica più che alla reazione allergica».

L’asma ha una prevalenza di circa il 7% nella popolazione generale italiana e condiziona pesantemente l’attività lavorativa, il rendimento scolastico e lo stile di vita di chi ne è affetto. La BPCO provoca ogni anno nel mondo 3 milioni e 280 mila morti (pari al 5,8% dei decessi), ma, in prospettiva, è destinata a diventare la terza causa di morte nel mondo entro il 2030. Anche i dati italiani sono assai preoccupanti: in Italia colpisce tra l’8 e il 12% della popolazione adulta. I fumatori sono i più a rischio: nel 20-40% questi raggiungono la malattia conclamata. In questi soggetti, l’incidenza della BPCO e delle complicanze cardiovascolari aumentano esponenzialmente.

«E’ paradossale che, nonostante il continuo aumento di casi e di gravità, queste strutture specialistiche subiscano sempre più tagli, a favore di un contenitore aspecifico della una medicina generale. E pensare che nel nostro Paese, asma e BPCO costano al SSN circa 14 miliardi di euro all’anno: di fatto 1 punto di PIL, pari al 60% dell’IMU versato dagli italiani».

I costi sono altissimi: per il 72% legato ai costi diretti è il ricovero ospedalieri. Evitando questi ricoveri e tutti i trattamenti che sono qui necessari, chi ci curerà? Il 28% di chi va in pronto soccorso in insufficienza respiratoria grave non sapeva di essere un BPCO.
Il 42% degli italiani non ha mai sentito parlare di BPCO: una persona su due pensa che sia una malattia che scompare nell’arco di sette giorni, che basti andare a mare per guarirla.
Con questa conoscenza e questa percezione del problema il costo del problema dal 2002 al 2007 è triplicato. Oggi, secondo gli ultimi dati, la BPCO costa nove miliardi di euro, che assieme ai 5 dell’asma fanno un punto di PIL, il 60% dell’intera raccolta dell’IMU.

Una situazione “paradossale”: davanti all’aumento dei malati in tutta Italia, diminuiscono sempre di più i posti letto a disposizione e gli specialisti a disposizione dei soggetti malati. E a questo aumento della domanda, c’è un progressivo sviluppo delle conoscenze che sta portando a nuove tecniche e nuovi farmaci, che significano di conseguenza anche nuovi costi.

«Sono stati sperimentati nuovi broncodilatatori per affetti di asma e Bpco – spiega il Prof. Mario Cazzola, Professore Associato di Medicina Respiratoria presso Policlinico Universitario Tor Vergata” che rappresenta l’Italia nei prossimi Congressi specialistici in Australia e Cina – che servono a tenere aperte le vie aeree per controllare i sintomi. Questi sono anche associabili in uno stesso erogatore, e si parla anche di nuovi erogatori. Qualcosa è già in commercio, nei prossimi mesi altre novità. I nuovi farmaci vengono somministrati una sola volta al giorno: non c’ è differenza sostanziale per quanto riguarda la terapia, ma più il trattamento viene facilitato, più aumenterà la compiacenza al trattamento che viene prescritto. Sono un poco più cari, ma sono ben più cari i farmaci biologici: sono tutti buoni finché agiscano».