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Congiuntivinti

E' stata dura abbandonare un luogo in cui tutte le ragazze erano vestite da infermiere

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Silvio Silvio Silvio, so che ha lasciato l’ospedale, e che ti è stata dura abbandonare un luogo in cui tutte le ragazze erano vestite da infermiere.
Silvio Silvio Silvio, non farci preoccupare! Noi tuoi fan della prima ora. Noi che ti abbiamo seguito ad ogni tua dichiarazione. Noi che abbiamo atteso trepidanti ogni successiva smentita. Silvio non farci preoccupare, a noi.
Scrivo questa lettera aperta con le lacrime agli occhi, come se anch’io avessi la congiuntivite. Silvio, hai tracciato la strada. Silvio, se al mio gatto verrà la diarrea posso chiedere anche io il rinvio di un processo?
Salvati! A Milano ce l’hanno tutti con te. Addirittura ti vogliono processare per cosa? Una minorenne! Sanno i giudici che a casa tua puoi fare quello che vuoi? L’avvocato di Misseri ha basato la sua strategia difensiva sullo stesso principio! Gli italiani lo sanno che sei il loro paladino. Il paladino della famiglia e dell’eleganza. Scusa, ho nominato gli italiani. Popolo di ingrati, ti hanno preferito quell’altro… il comunista (il cielo ci scampi). Cosa hanno capito gli italiani? Niente, come al solito. Eppure se l’Italia è ora dov’è il merito è tuo. Angelino l’aveva detto: l’Italia è sull’orlo del baratro. Solo tu potevi darle la spinta giusta. Invece tanti hanno votato (scusa la volgarità) i comunisti.
Malato, sei stato malato. Il tuo medico l’ha detto chiaramente: Silvio non può partecipare ad alcun processo, almeno finché non si rimargineranno le cicatrici… della congiuntivite.
Quando Brunetta perse Venezia gli gridai: “Rialzati”. L’allora ministro mi rispose: “Sono già in piedi”. E lo stesso dico a te: getta via quei tacchi e cammina a testa alta! Sii fiero di quello che hai fatto. Meriti solo aPPlausi, con 2 “P” maiuscole.
Ora ti lascio con un augurio: che l’Italia ti dia quello che meriti! Mi adopererò affinché la nostra nazione possa riconoscerti il meritato compenso per tutto quello che hai fatto. Te lo auguro di cuore.
Sempre tuo,

Carlo Lerri

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