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Cambio stagione parte II

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Nella prima parte del nostro trattato abbiamo visto come la circostanza che i capi vadano abbinati tra loro porta la donna ad appropriarsi di un numero sconsiderato di oggetti.

Va fatta un’ultima considerazione riguardo al centro commerciale: lei ha passato 4 ore tra vetrine e camerini. Se ti permetterai di soffermarti un attimo davanti ad un negozio di informatica, ti tirerà all’istante la mano spazientita: “Non perdiamo tempo, non vedi che è tardi?”. Sarà inutile sospirare quando scoprirai che l’esercizio successivo vende scarpe. Non era così tardi, in fondo.

La seconda fase dei sintomi consiste nel colmare un armadio. Il compito maschile è quello di trasportare balle e balle di materiali, senza l’aiuto di una ditta di traslochi. Lei… dirige. Fatto questo l’uomo è esentato da ogni compito, perché l’armadio lo deve riempire da sola. Sembrerebbe fantastico. Peccato, però, se ne occupino di sabato pomeriggio, quando l’anticipo della A non è ancora cominciato e la serie B riposa.

L’armadio delle donne non è imbottito a casaccio (usufruendo di un unico ripiano per mettere tutto, come farebbe un qualsiasi essere vivente di sesso maschile). Va riempito per settori: sciarpe qua; cinture là; magliettine a girocollo sopra; magliettine scollate sotto… I cassetti sono pieni di collanine, braccialetti, orecchini… Ripensandoci, non è che l’uomo scelga di tenere tutto in uno spazio piccolo, usufruisce dell’unico che gli viene lasciato.

Queste operazioni vanno avanti per qualche giorno, fin quando il mobile pieno rischia il collasso. La donna parrebbe soddisfatta. Ma non è ancora finita. Il male è latente e l’apice della malattia si riscontra quando, di fronte al suo armadio straripante di abiti, la donna esclama preoccupata: “Non ho niente da mettermi”.

Non esistono cure. Ma puoi finanziare la ricerca comprando domenica un frutto stagionale al mercato sotto casa.

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