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Enzo Avitabile: il soul e la tradizione partenopea

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Enzo Avitabile sul palco con i Bottari

Enzo AvitabileRacconto breve di un’inebriante ascolto…

Quante volte si sente proclamare a gran voce che il Sud è ricettacolo di violenza, disordine, inciviltà. Non nego che, molto spesso, pantagruelicamente, si tenda a dar man forte a queste opinioni, con atteggiamenti e modi di fare errati, che insistono nel radicare, soprattutto al nord, un generalizzante concetto di nauseante massacro ideologico. Ma se si scoprisse il vero volto delle tante terre d’Italia che si incontrano procedendo in un viaggio che accompagna dalla Campania, fino alla punta del nostro Stivale, si rimarrebbe sorpresi dalla miriade di storie, passate e del quotidiano, che si celano all’occhio velato dalle discriminazioni.

Il “Bel Paese” è popolato di “terroni”. Questo termine, reietto e usato offensivamente, in realtà dà un senso di appartenenza che quasi protegge, coccola. Anche a Milano o Torino, se si effettua una scorsa all’albero genealogico del più snob imprenditore, si evince un antenato, tenuto ben nascosto si intende, che riporta a storia partenopea. Credo che, al di là di tutto, bisognerebbe essere fieri delle proprie origini e farsene vanto, come una corazza difensiva e non come un fardello opprimente.
Il Sud è fucina di talenti, di passione. Ha un retaggio dal sapore sano ed antico, di cultura immensa. Produce fratellanza che si propone all’opposto dell’usurante stereotipo della pizza, del sole e del mandolino.

L’altra sera all’Arena del Mare di Salerno, patrocinato dalla CGIL, si è tenuto il concerto di Enzo Avitabile. Da qualche anno il poliedrico musicista e, oserei dire, poeta, si accompagna nelle sue performances ai Bottari, un gruppo di circa 10 elementi, capitanati dal capopattuglia Carmine Romano, i quali rifacendosi alla cosiddetta “pestellessa”, producono ritmo su botti e altri strumenti della cultura contadina campana. La “pestellessa” è una tradizione del XIII secolo, legata all’utilizzo di botti, tini e falci, quali strumenti musicali, con i quali si va a reinterpretare brani musicali della tradizione popolare campana.

Enzo Avitabile sul palco con  i BottariNon sto qui ad elencare la carriera e le partecipazioni di Enzo Avitabile, che ha collaborato tra i tanti con Pino Daniele, Edoardo Bennato, Tina Turner, James Brown, Africa Bambaataa e con Mory Kante, col quale ha scritto il singolo “Mane e mane”, i cui proventi sono stati destinati all’Unicef.

Mi è capitato di rivedere una vecchia intervista di Marzullo nella quale Avitabile parla di se stesso, dei suoi esordi a Marianella in provincia di Napoli, l’asse canapa come viene da lui chiamata, luogo dove è anche nato; si riscopre un uomo legato alla memoria, ma proiettato alla sperimentazione, con un occhio sempre fisso alla ricerca e allo studio. Un uomo colto, spirituale ma non nel senso univoco del termine.

Come tutte le volte in cui si partecipa ad un suo concerto, si viene investiti da un’energia dirompente che ti porta a ballare, ad essere partecipi, a divertirti fino allo sfinimento. L’afflusso nello spazio sottostante il lungomare di Salerno, nell’area predisposta all’Arena, è stata presa d’assalto non solo dai giovani ma da diverse fasce d’età, che hanno con entusiasmo dato vita ad uno scambio sinergico con questo grande front-man, che in modo inalterato prosegue nel suo ridare enfatico tributo alle proprie origini, con dignità, amore e professionalità.
Nel 2012, il premio Oscar Jonathan Demme, ha presentato al Festival di Venezia, fuori concorso, un docu-film intitolato “Enzo Avitabile Music Life”, un grande attestato di merito per una carriera costellata di premi e riconoscimenti importanti come il premio Tenco.

Non credo ci sia bisogno di stimolo alcuno o di tante altre chiacchiere per questo big del panorama musicale, ma invito chi leggerà questo articolo ad ascoltare testi come “Salvamme o munno” o “Palestina” o la stessa “Mane e mane”.
Se siete profani o superficialmente avete in passato snobbato cordialmente, impadronitevi della melodia di Enzo e delle scansioni dei Bottari. Meglio dal vivo quando se ne presenterà l’occasione. Si rimane infervorati dalle atmosfere ed incantati dai testi sociali mai banali, che vengono da una mente ed un cuore napoletani, ma veri global.

Teniamo alte le mani, come per spiccare il volo, liberi nei pensieri, con il desiderio di riscatto e di futuro, con le mani sul groove, perché disperati non si debba morire mai.

 

Daniela D’Avino