Home News In evidenza News SIF, a Roma si è parlato di sostenibilità

SIF, a Roma si è parlato di sostenibilità

553
CONDIVIDI
Sif

SifMentre dal cielo scorrevano fiumi di pioggia e grandine che regalavano immagini e suoni di una situazione apocalittica, a Roma, ironia della sorte, si discuteva proprio di ambiente.
Nello splendido edificio dell’acquario romano, attuale sede della Casa dell’Architettura, infatti, si è tenuta ieri ed oggi la quinta edizione del SIF.

Il Sustainability International Forum è, da anni, momento privilegiato di dialogo e confronto tra aziende, istituzioni, mondo accademico, associazioni, studenti e cittadini che si incontrano grazie a questo appuntamento per discutere di sostenibilità ambientale.

Al centro di quest’ultima edizione, l’idea di un nuovo umanesimo che veda protagoniste le città come centri del cambiamento economico e sociale e sempre più impegnate nella sfida del perseguimento di modelli capaci di garantire la crescita degli individui e delle imprese, nel rispetto dell’ambiente e secondo le tre aree tematiche di energia, ICT e mobilità.

“La prospettiva è quella di ragionare intorno alla vita del pianeta e intorno alla vita sul pianeta, sentendoci tutti parte di una soluzione che dobbiamo ancora trovare” ha spiegato Mario Giuliano Marino, che dell’evento ha curato la comunicazione, aggiungendo che il SIF “si propone come una linea tesa sul passato e verso il futuro”. Una linea che sappia attingere bellezza, intelligenza, innovazione e creatività sia dal basso che dall’alto, “perché – sostiene Massimiliano Pontillo, presidente di Pentapolis, la onlus che ha promosso ed organizzato l’evento – c’è bisogno di buone maniere da parte dei cittadini e di esempi da parte delle istituzioni”.

Secondo l’ultimo rapporto del Worldwatch Institute, entro il 2050 la Terra passerà dagli attuali 7,2 miliardi a 9,6 miliardi di abitanti di cui il 75% sarà concentrato nelle città che diventeranno, quindi, delle megalopoli. Intanto, nei prossimi quarant’anni, la temperatura salirà di 2 gradi rispetto all’epoca preindustriale e si registrerà un incremento del Pil di 2,2 punti rispetto ai livelli attuali.
Pil che, a detta di Kennedy, “misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

Avrebbe più senso, quindi, per il benessere del pianeta, rivolgere l’attenzione ad altri numeri e percentuali o più semplicemente basterebbe soffermarsi con occhi più attenti sugli eventi di cronaca. “Ormai non ha più senso chiedersi se ci sono o no cambiamenti ambientali, quello che accade ne è la prova” ha detto, infatti, Estella Marino, assessore del Comune di Roma, in riferimento agli eventi di maltempo che hanno colpito la Sardegna nei giorni scorsi. Un maltempo la cui forza distruttrice probabilmente è stata anche aiutata dalla cattiva gestione umana dello sviluppo delle città.

E avrebbe ancora più senso rispettare quei limiti che l’ecosistema e la biosfera hanno per natura. Questo uno dei punti principali del videomessaggio di Vandana Shiva, l’attivista e ambientalista indiana che ha anche focalizzato l’attenzione dei partecipanti alla due giorni romana sul collegamento tra la sostenibilità e il tema dell’equità e lo ha fatto attraverso una citazione significativa di Gandhi, il quale disse in tempo meno sospetti che “la Terra ha abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di poche persone”.
Non c’è sostenibilità, quindi, in un mondo dove molti stanno bene e consumano le risorse di altri, di quelli che stanno male e consumano meno di quanto avrebbero a disposizione.

Tra interventi vari, il primo giorno del SIF 2013 si è concluso con le parole di Roberto Malacea della LUISS Business School di Roma. Parole che alla fine lanciano un solo messaggio: coraggio, del quale bisogna dotarsi per realizzare strumenti intelligenti, e una lode agli strumenti offerti dalle nuove tecnologie e dai nuovi media che, però, devono essere sfruttati meglio dalle aziende.

Nella seconda giornata di lavori, invece, moderata dal geologo Mario Tozzi, uno dei momenti più significativi è stato la proiezione di “The last call”, il documentario tratto dal più controverso best seller ambientalista di tutti i tempi. Il video ha lasciato poi la parola a Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e curatore dell’edizione italiana del testo in questione. Bologna, che è anche segretario generale della fondazione Aurelio Peccei, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di cambiare la cultura di fondo, unico vero ostacolo al raggiungimento della sostenibilità.

È intervenuto, inoltre, Thomas Prugh, l’ospite più atteso in realtà del convegno. Con l’autorevolezza del Worldwatch Institute, Prugh ha tenuto una lectio magistralis durante la quale ha sostenuto non soltanto che è impossibile negare la nostra non sostenibilità attuale (come dimostrerebbero le emissioni di gas serra, tra le altre cose) ma che c’è da chiedersi anche che cosa sia effettivamente la sostenibilità. Solo se non si crea confusione, infatti, è possibile evitare di ridurre un tema così importante in sosteni… bla bla bla. Solo parole in sostanza. Anche Thomas Prugh ha ribadito poi il concetto di limiti naturali di cui bisogna convincere quei molti per cui sono un affare poco importante.

Due giorni di testimonianze e approfondimenti per capire che l’ambiente non è un elemento aggiunto, ma semmai quello primario per la nostra sopravvivenza e per il tanto reclamato benessere.