Home News Cronaca ‘Ndrangheta, arresti in corso in Brianza

‘Ndrangheta, arresti in corso in Brianza

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Al termine di un’indagine nei confronti di presunti appartenenti alla ‘ndrangheta operanti in Brianza, la Polizia sta eseguendo alcune decine di arresti in Lombardia e in altre regioni d’Italia. Intanto, sono in corso anche perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore di decine di milioni di euro.

L’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda milanese, ha portato all’emissione di 40 ordinanze di custodia cautelare, di cui 21 in carcere e 19 ai domiciliari.

Le accuse che pendono sulle persone arrestate sono di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società.

L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all’intimidazione e alla violenza mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all’interno della stessa ‘ndrangheta o con altre organizzazioni criminali.

L’organizzazione aveva una vera e propria banca clandestina a Seveso, dove venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell’usura, grazie ad un’ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. I capitali accumulati, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino, venivano reimpiegati dall’organizzazione attraverso l’acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. Secondo gli inquirenti, inoltre, i membri dell’organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di ‘ndranghetisti detenuti.

Giuseppe Pensabene, il presunto capo del clan della ‘ndrangheta radicata in Brianza, era “una sorta di Banca di Italia”. A scriverlo è il gip di Milano, Simone Luerti, nell’ordinanza di custodia cautelare in cui riporta le parole di uno degli arrestati che così descrive in un’intercettazione il presunto boss. Nell’ordinanza, il gip ha poi aggiunto che “Pensabene ed il suo gruppo criminale hanno operato come una vera e propria banca clandestina, gestendo flussi di denaro liquido ingentissimi sicuramente di provenienza delittuosa, ed investendolo in operazioni finanziarie e speculazioni immobiliare illecite”. L’enorme disponibilità di denaro liquido, spiega ancora il giudice Luerti, “da parte di Pensabene Giuseppe giustifica pienamente, e rende perfettamente calzante, l’affermazione di Morabito Maurizio, nel corso della conversazione ambientale del 03.08.2011, alle ore 16.54, quando, dopo avere riepilogato le consistentissime somme di denaro investite nei diversi affari, lo stesso Morabito definiva Pensabene come una sorta di ‘Banca di Italia’”.