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Una petizione per salvare la natura a Serra San Bruno in Calabria

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bosco archiforo

bosco archiforoNella mia quotidiana rassegna di posta cartacea, ma soprattutto elettronica, stamattina ho trovato un messaggio da parte di un amico che non sento così spesso. Il messaggio, molto sintetico, senza perdersi in giri di parole, in formalità o nella retorica del “come stai?”, andava dritto al punto e lo faceva semplicemente tramite un link.

Mi incuriosisco subito, ci clicco sopra e vengo reindirizzata su Avaaz.org – una comunità di petizioni online, per chi non lo sapesse – che mi informa che il comune di Serra San Bruno vuole tagliare 2600 piante di Abete.

Serra San Bruno è un piccolo comune situato nella provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Così, nel 1097, lo descriveva lo stesso San Bruno: “Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli, che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l’aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti, il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, di ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati, né alberi da frutto svariati e fertili”. Un piccolo polmone nel sud dell’Italia, quindi.

L’insolito contatto, unitamente all’amore per la Calabria, mia terra natale e all’amore incondizionato oltre al rispetto per la natura mi avrebbero spinto a sottoscrivere la petizione senza pormi ulteriori domande, ma ho scelto razionalmente di documentarmi con il duplice obiettivo di alimentare le mie conoscenze e di girare la questione anche a voi lettori che magari, non essendo necessariamente calabresi, avete bisogno di qualche informazione in più prima di procedere con il clic su “firma” soltanto per un impulso emotivo.

La petizione sostiene che “assolutamente non debbono tagliare le 2600 piante di Abete” e nasce come conseguenza di una decisione del comune di Serra che ha disposto il taglio di migliaia di alberi – ben 2063 – di cui molti secolari, ricadenti all’interno del Parco Regionale Naturale delle Serre, in Calabria, appunto.

Già negli ultimi anni, l’amministrazione comunale di Serra aveva consentito il taglio di migliaia di alberi nel suo territorio, e adesso ha organizzato, per il prossimo 25 marzo, un’asta pubblica per la vendita di materiale legnoso proveniente dal taglio di tre lotti boschivi, di proprietà del demanio comunale, nel cuore del “Bosco Archiforo”, il Parco Naturale Regionale delle Serre, area SIC- Sito di Importanza Comunitaria – e zona di riserva generale orientata.

Ancora una volta, quindi, è il denaro a farla da padrona. Ma, per fortuna, non in tutti i settori. Esistono anche associazioni che tutelano altri beni, come quelli naturali. Associazioni come il Wwf, per esempio, che ovviamente ha recepito questa notizia con disappunto ed ha subito provveduto ad inviare una nota molto dura all’amministrazione di Serra San Bruno.

Nella nota, si legge: “Serra San Bruno, centro montano famoso per la presenza nel suo territorio dell’antica Abbazia certosina dei SS. Stefano e Bruno, fondata da San Bruno da Colonia, non vorrà passare alla storia per aver distrutto una parte di quel patrimonio forestale che aveva suscitato l’ammirazione dei monaci certosini e che, nonostante il trascorrere dei secoli, rappresenta tutt’ora la caratteristica più importante del paesaggio serrese e il principale richiamo per turisti e visitatori. Tra le 2.603 piante delle quali è previsto il taglio, ben 1.090 sono esemplari del raro Abete bianco, tra cui maestosi alberi secolari, tra i più antichi d’Europa, meritevoli di custodia e di tutela assoluta, come testimoniato dalle immagini del naturalista Pino Pisani. Tra gli altri, lo studioso ha individuato un esemplare di abete bianco che presenta delle misure eccezionali: una base di 5,5 metri di circonferenza e un’altezza superiore ai 5O metri. Dimensioni che identificano lo stesso albero come un vero patriarca vegetale, forse il più grande in Europa di questa specie. Secondo diversi autori l’Abete bianco di Serra costituisce un’entità a sé, tanto da essere descritta come una sottospecie (“apennina”) , con una capacità di resistere all’inquinamento che è di gran lunga superiore a quella degli abeti bianchi di latitudini più settentrionali. Inoltre le abetine di Serra sono considerate come centri di grande variabilità genetica. Ci si chiede come sia possibile che questi boschi vengano ancora trattati come una qualsiasi merce, volutamente ignorando che il rilevante patrimonio forestale dei parchi e delle aree protette dell’Appennino meridionale costituisce un “unicum” straordinario nel nostro Paese per la ricchezza della biodiversità e la bellezza del paesaggio. Il caso del comune di Serra San Bruno non è l’unico, purtroppo; fatti analoghi sono avvenuti in questi ultimi anni anche in alcuni parchi nazionali. Per salvare migliaia di alberi dall’abbattimento si sono mobilitati comitati civici ed alcune associazioni. Le associazioni chiedono alla Regione Calabria di impedire il taglio degli alberi del Bosco Archiforo e di fare rispettare i vincoli previsti dal decreto di attuazione della Direttiva Habitat”.

Ecco, una volta conosciute le intenzioni del comune di Serra San Bruno e una volta appurato il punto di vista oggettivo di un’associazione che tutela il patrimonio naturale, io non ho avuto più dubbi e ho firmato la petizione.