Home News Cronaca Condannati manager e direttori dell’Ilva

Condannati manager e direttori dell’Ilva

Ilva di Taranto: 28 persone, tra manager e direttori generali dello stabilimento siderurgico, condannate per disastro ambientale ed omicidio colposo

850
CONDIVIDI
Ilva

Il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Taranto ha condannato in primo grado 28 imputati per disastro ambientale ed omicidio colposo per la morte di una ventina di operai, ammalati di cancro per l’esposizione all’amianto.

Le condanne da quattro a nove anni e mezzo, hanno interessato alcuni ex manager e direttori generali dello stabilimento siderurgico di Taranto Italsider/Ilva. I crimini contestati agli imputati risalgono sia al periodo di gestione pubblica dello stabilimento, sia al periodo di gestione privata. Il gruppo Riva, infatti, acquistò l’acciaieria dallo Stato nel 1995.

La pena più alta, quella cioè di nove anni e mezzo, è andata al manager Sergio Noce, poco meno al suo collega Gianbattista Spallanzani che è stato condannato a nove anni, mentre nove anni e due mesi sono stati dati ad Attilio Angelini. Tutti e tre sono stati accusati di disastro ambientale e di ventuno omicidi colposi, per la morte per mesiotelioma di operai venuti in contatto con fibre di amianto. Ad otto anni e mezzo sono stati condannati, invece, Pietro Nardi e Giorgio Zappa, ex dirigenti di Finmeccanica.

Fra gli imputati c’era anche il proprietario dell’Ilva Emilio Riva, morto il 30 aprile 2014, Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, entrambi condannati a sei anni di reclusione.

Secondo l’accusa l’amianto fu usato in maniera massiccia nello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’Europa, ed è ancora oggi una sostanza presente in alcuni impianti dell’Ilva. Nel corso degli anni gli operai non furono formati e informati sui rischi dell’amianto, non ricevettero sufficienti visite mediche e tutele per la loro salute entrando in contatto con la pericolosa sostanza che in molti caso ha causato gravi malattie e la morte.