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I terreni abbandonati diventano orti con “Terre Colte”

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Verdura

VerduraSempre più spesso ormai, c’è qualcuno che si prende cura dei terreni abbandonati e sempre più spesso, quindi, da spazi apparentemente inutili o comunque palesemente male o non sfruttati, nascono belle realtà fatte di condivisione.

È il caso del progetto realizzato dall’Associazione di Promozione Sociale e Culturale Terre Colte, che pone tra i suoi obiettivi non solo il recupero e il riutilizzo delle terre abbandonate e incolte ma anche la promozione di idee per la creazione di redditi alternativi e occupazione, autoproduzione e consumo sostenibile.

La realtà di Terre Colte si sviluppa a partire dalla prima esperienza realizzata nella provincia di Cagliari, dove un terreno di circa 3.000 metri quadri incolto e abbandonato è stato trasformato in una residenza di campagna e in seguito in un orto condiviso. In meno di 12 mesi dei 40 lotti da 50 metri quadri disponibili, più del 50 per cento erano già occupati, con notevoli benefici per i nuovi ortolani, per l’ambiente e per il proprietario del terreno. L’esperienza positiva è stata raccontata e si è tramandata per essere replicata in un’altra residenza con le stesse caratteristiche, ottenendo di nuovo grande successo.

E siccome non c’è due senza tre, alla terza conferma positiva, l’associazione ha pensato di sviluppare il progetto in forma organizzata in modo che anche altri soggetti potessero beneficiarne. Nasce così “Terre Colte”.

Il nucleo centrale del progetto attualmente sono tre residenze di campagna che hanno messo a disposizione circa 10.000 metri quadri di terra dove ci sono quasi 200 orti, occupati da circa 50 famiglie. A seconda del tempo dedicato, ogni orto da 50 metri quadri può produrre anche 30/40 kg di prodotti ortofrutticoli al mese. Gli associati a “Terre Colte” possono fare richiesta di lotti da 50 mq sui quali hanno facoltà di produrre i propri ortaggi preferiti.

I benefici di questo progetto non si limitano solo al recupero di terre abbandonate ma includono anche i vantaggi dipendenti dall’autoproduzione e dall’autoconsumo sostenibile, oltre che numerose idee per la creazione di redditi alternativi e occupazioni.