Home News Cronaca Niente cresima pubblica per il figlio del boss

Niente cresima pubblica per il figlio del boss

1098
CONDIVIDI

L’arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, ha negato il sacramento della cresima in Cattedrale al figlio 17enne del boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano.

Il capomafia in questione è stato condannato all’ergastolo, insieme al fratello Filippo, per avere fatto uccidere padre Pino Puglisi, ora beato per il suo martirio e le cui spoglie sono custodite proprio all’interno della Cattedrale dove si sarebbe dovuto celebrare il sacramento della cresima.

La decisione dell’arcivescovo è destinata a suscitare polemiche e ad aprire un dibattito all’interno della Chiesa, tra le sue istituzioni così come tra i fedeli.

Tra le navate del Duomo arabo normanno oggi sono state celebrate le cresime di 49 alunni del Centro educativo Ignaziano (Cei), prestigioso istituto privato retto dai gesuiti. Del gruppo, però, non ha fatto parte il figlio del boss che pure aveva seguito con i compagni il percorso spirituale di preparazione al sacramento presso l’Istituto.

Il ragazzo riceverà comunque la cresima, ma in forma privata per motivi di opportunità, così come spiegato dal cardinale Romeo, il quale ha lamentato il clamore mediatico dato alla vicenda. Il cardinale ha comunque sottolineato che “questo non significa che le colpe dei padri devono ricadere sui figli”.

I pareri tra i fedeli sono discordi. Lo stesso Maurizio Artale, presidente del centro Padre Nostro, fondato a Brancaccio proprio da Padre Pino Puglisi, ha criticato apertamente la scelta dell’arcivescovo dicendo che “questa non è la Chiesa dell’ accoglienza che predica Papa Francesco, questo ragazzo è stato discriminato”.

Secondo Artale “se si voleva evitare davvero la strumentalizzazione del caso, allora sarebbe stato più sensato officiare la cresima con tutti i ragazzi del corso in un’altra parrocchia” poiché spiega “una forma di celebrazione privata fa ripiombare indietro nel tempo, quando i sacramenti venivano officiati dalla Chiesa ai nobili in forma ristretta. Certe scelte invece devono essere pubbliche e vanno condivise, con tutto il coraggio richiesto, specie ora che Papa Francesco chiede una Chiesa aperta a tutti, a meno che non si abbiano dubbi sulla condotta del ragazzo”.

Non la pensa allo stesso modo, invece, don Francesco Michele Stabile, storico della Chiesa e presidente della commissione arcivescovile che ha promosso la causa di beatificazione di don Puglisi, secondo il quale occorreva dare un segnale alla famiglia Graviano e alla società.

“La scelta della Curia – ha detto Don Francesco – non è un atto di discriminazione verso il ragazzo. Non gli si nega la cresima ma l’uso di un luogo che accoglie le spoglie di don Pino, e quindi è un simbolo della resistenza alla mafia”.