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Carnevale, origini e tradizioni

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Carnevale

CarnevaleL’altro ieri siamo stati tutti santi e innamorati: “Valentini” romantici, coerenti con i sentimenti di tutti gli altri giorni, o improvvisati e impegnati a trattenere frustrazioni e nervosismi almeno fino allo scoccare della mezzanotte, allo scopo di regalare e ricevere un dono, partecipare a cene a lume di candela e, perché no, in questi tempi così “connessi”, condividere sui social network la nostra foto d’amore nel tentativo di farla diventare virale. D’altronde, l’amore, si sa, per quanto lo si possa snobbare o si possa tentare di rifiutarlo, è un argomento che tira e anche tanto, perché non solo è un sentimento insito nella natura umana, ma è anche il più ricercato e desiderato, capace di far vivere emozioni tanto profonde sia a un livello positivo che a un livello negativo.

La speranza è sempre che i “Valentini” autentici prevalgano su quelli mascherati ai quali più si addice la festa che in Italia, in alcuni Paesi d’Europa e in alcuni Paesi del mondo, si sta celebrando proprio oggi. Si tratta, intuitivamente credo per ognuno di voi, di Carnevale. Oggi, quindi, si può anche abbandonare la maschera di amore e felicità, concessaci ieri da Cupido, e sbizzarrirsi in numerose e svariate altre maschere e travestimenti. E non solo oggi, a onor del vero, se si tiene in considerazione che, al di là delle sue tappe comandate, ormai il Carnevale riesce ad imporsi e a farla da padrona per circa un mesetto, laddove dura di più.Non si parla, infatti, quasi più della domenica di Carnevale, ma del mese di Carnevale. Quest’anno, per esempio, è toccato a febbraio e in effetti, se siete stati attenti ve ne sarete accorti, ma altrimenti sappiate che è dall’inizio di questo – per fortuna – breve mese che sistematicamente ogni week end le strade di molte città sono diventate dei veri e propri tappeti colorati. Stelle filanti e coriandoli sono stati sparsi già da un po’ lungo i marciapiedi e per le strade da bambini e bambine principi e principesse, eroine e supereroi, animali della foresta, mostri e chi più ne ha più ne metta.

Sapete cosa penso però? Penso che, come avviene spesso per molte feste e ricorrenze di origine troppo antiche, succede anche per il Carnevale che indossiamo costumi, mangiamo pietanze tipiche, ma se qualche ingenuo osasse chiederci spiegazioni al riguardo, non sapremmo darne di valide. Allora, mentre siete lì a filare le vostre chiacchiere – che, lo so, da voi si chiameranno bugie, frappe o che so io – proviamo a imparare qualcosa in più su questa festa allegra e colorata.

Innanzitutto occorre sapere che, sebbene si tratti di una festa pagana, il Carnevale viene celebrato nei Paesi di tradizione cattolica, dove i festeggiamenti sono diversi, ma comunque tutti generalmente dominati da sfilate in maschera con trionfo di colori, musiche, giochi e fantasia da esternare in maniera libera anche perché, uno dei detti più famosi su questa festa, ci insegna proprio che “a Carnevale, ogni scherzo vale”. Ma qual è, quindi, il legame con la religione? È nella stessa parola. Il termine Carnevale, infatti, deriva dall’espressione latina “carnem levare”, che vuol dire “eliminare la carne”. Non per sempre ovviamente, a meno che non si siate vegetariani, ma soltanto per un periodo di quaranta giorni che corrispondono esattamente alla Quaresima. Già, non era necessario essere cattolici ferventi per collegare i due eventi. Il legame era molto più chiaro in passato, quando il Carnevale indicava il banchetto che si teneva il martedì grasso – vero giorno di Carnevale quindi – data nella quale ci si poteva letteralmente abbuffare di carne di ogni genere e qualità per poi, però, entrare nel periodo di astinenza e digiuno che caratterizza la Quaresima e che ha inizio esattamente il giorno successivo, anche conosciuto come “mercoledì delle ceneri”. Anche il giovedì che precede l’inizio della Quaresima, però, si presta a grandi abbuffate. Si tratta, infatti, del giovedì grasso, altro giorno in cui divorare costolette di maiale, salsicce, hamburger e così via ci sembrerà quasi un dovere.

Sebbene il Carnevale sia presente nella tradizione cattolica, la sua celebrazione, in realtà ha origini ben più datate. Per esempio, le dionisiache greche o i saturnali romani sono feste di cui il Carnevale si può tranquillamente considerare erede. Erano feste durante le quali si realizzava un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Molto simile alla feste che celebriamo tutt’oggi, quindi, fatta eccezione per gerarchie e obblighi sociali che poi di fatto vengono già calpestati e dimenticati quotidianamente.

E non mancavano anche le maschere, elemento che per eccellenza descrive la festività del Carnevale. Nell’antico mondo romano, per esempio, in occasione della festa in onore della dea egizia Iside, si contava sulla presenza di gruppi mascherati, come è attestato da diversi scrittori dell’epoca. E sempre presso i romani, la fine del vecchio anno veniva rappresentata da un uomo coperto di pelli di capra, portato in una processione durante la quale era colpito con bacchette. Altra maschera, quindi, come quella delle antesterie, festa durante la quale passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale. E potremmo andare avanti all’infinito, perché la civiltà romana abbondava di occasioni sfruttate per mascherarsi o per lasciarsi andare in pratiche di disordine e divertimento simili al nostro Carnevale, ma decisamente più definitive nei loro eccessi.

Più in generale, comunque, sulla base degli scritti tramandati, si può affermare che in epoca antica il Carnevale si inquadrava in un ciclico dinamismo di significato mitico ovvero la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi. Questa festa riconduceva a una dimensione metafisica che riguarda l’uomo e il suo destino in un passaggio tra gli inferi e la terra abitata dai vivi, passaggio nel quale le anime, per non diventare pericolose, si prestano dei corpi provvisori che altro non sono se non le maschere.

Fin qui, quindi, similitudine come se piovesse, ma le prime testimonianze dell’uso del vocabolo “Carnevale” vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano e risalgono alla fine del XIII secolo.

Per entrare nello specifico e nel contemporaneo, nei Paesi di tradizione cattolica, il Carnevale ha inizio con la cosiddetta “Domenica di settuagesima”, che non è una brutta parola, ma vuol dire semplicemente la prima delle nove domeniche che precedono la Settimana Santa secondo il calendario gregoriano, e finisce il martedì grasso, ovvero quello che precede immediatamente il mercoledì delle ceneri, giorno che segna l’inizio della Quaresima. È chiaro, quindi, che il Carnevale è strettamente legato alla Pasqua e, come questa festa, non ha una data precisa in cui ricorre, ma è variabile. Si consideri, tuttavia che la Pasqua cattolica può cadere dal 22 marzo al 25 aprile e che intercorrono 46 giorni tra il Mercoledì delle ceneri e la Pasqua, quindi ne deriva che in anni non bisestili martedì grasso cade dal 3 febbraio al 9 marzo.

Non solo legami con la Chiesa, però. Nel corso della storia, infatti, la Chiesa Cattolica ha avuto più volte modo di condannare il carnevale in quanto contrario ai dettami di rigore imposto dall’istituzione stessa. Secondo antiche tradizioni, il Carnevale durava l’intero periodo invernale ovvero dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima e il travestimento serviva non a nascondere la propria identità, ma a rimandare ad un’altra.

E adesso basta storia, ma vediamo alcuni dei festeggiamenti italiani per il Carnevale. Anche in questo caso, infatti, la Penisola è tutt’altro che unita e ogni regione o ogni città ha le sue modalità peculiari di festeggiare il Carnevale. Modalità che in alcuni casi coincidono col nulla, nel senso che molti comuni non organizzano feste ufficiali di Carnevale e, quindi, succede che i bambini o anche gli adulti si mascherano e sfoggiano le mise carnascialesche come e dove meglio credono. Il brutto è che, in questi casi, spesso si finisce a spargere coriandoli in tristi centri commerciali, ma de gusti bus.

Feste di Carnevale ufficiali, invece, si tengono per esempio a Viareggio, a Ivrea, a Venezia, ad Acireale, a Putignano e in numerose altre città che si impegnano, nonostante tutto, a portare avanti le tradizioni legate a questa super colorata festa. Ma cosa succede in questi posti?

A caratterizzare il Carnevale di Viareggio che ha avuto origine nel 1873, sono carri allegorici più o meno grandi che sfilano nelle domeniche fra gennaio e febbraio e sui quali troneggiano enormi caricature in cartapesta di uomini famosi nel campo della politica, della cultura o dello spettacolo e i cui tratti caratteristici, da quelli somatici a quelli gestuali e caratteriali, vengono sottolineati con satira e ironia.

A Ivrea, invece, ci si dimentica della politica e dell’attualità o almeno la si sfrutta come pretesto per sfogarsi un po’, attraverso la famosa e storica “Battaglia delle Arance”. Un Carnevale sicuramente tra i più particolari al mondo che ha il pregio di rappresentare, sotto forma di allegoria, la rivolta dei cittadini per la libertà dal tiranno della città, probabilmente Ranieri di Biandrate, ucciso dalla Mugnaia su cui si apprestava a esercitare lo ius primae noctis.

E che dire del sontuoso ed elegante Carnevale di Venezia? Ampi abiti, mascherine che coprono gli occhi, garantendo l’anonimato e fiumi di persone per le strade della romantica città veneta. Ad Acireale, invece, in Sicilia si celebra quello che viene comunemente definito come il più bel Carnevale della regione. Di antichissime origini, questo Carnevale è principalmente frequentato da numerosi forestieri, i quali approfittano di questa festa popolare per visitare o rivisitare i monumenti della città barocca. Putignano, invece, può vantare il Carnevale più antico del mondo, le cui origini risalgono al 1394.

Ovunque voi siate, quindi, oggi, osate. Una parrucca, una maschera, ma basta anche solo un naso rosso e tondo a dare gioia a voi e a chi avrà la fortuna di vedervi, perché la vida es un carnaval.