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Vaccini sì o vaccini no?

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Vaccinazione

VaccinazioneMettere al mondo un figlio, oggi, vuol dire godere di tante gioie, ma vuol dire anche patire molte preoccupazioni, talvolta legate a situazioni di disagio reale, talaltro legate alla difficoltà di prendere una decisione serena in riferimento a temi ancora troppo discussi e al tempo stesso troppo importanti per potersi lasciare andare a possibili sbagli a cuor leggero.

Succede allora che nascono i bambini e, insieme alle coccole, arriva anche la necessità di decidere per un altro essere umano cosa è giusto e cose non lo è, assumendosi per lui il rischio di sbagliare e sperando fermamente, però, che non succeda. Non si tratta chiaramente della scelta delle scarpe più comode e neanche di quelle più belle. Si tratta, piuttosto, di doversi schierare con il ramo giusto della scienza in materia di vaccini.

Partiamo dalle basi, come in un ABC. Che cos’è il vaccino? Almeno su questo, la scienza così come la lingua italiana che ci fornisce il termine, non possono che concordare. Che si tratti di vaccini per bambini o vaccini per adulti, il vaccino, appunto, è un preparato che viene somministrato per garantire alla persona che lo riceve l’immunità da una certa malattia. Il preparato in questione contiene materiale costituito da proteine complesse a DNA eterologhe (ovvero estranee, ndr), provenienti da microrganismi o parti di questi ed è opportunamente trattato per non perdere le proprietà antigeniche. L’effetto immunizzante di tale composto viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.

Fin qui tutto bene, se non fosse che, insieme alle immunità alle malattie per le quali vengono somministrati, spesso i vaccini possono comportare anche dei rischi gravi di salute per la persona a causa di errori eventuali nella preparazione o a causa, per esempio, di particolari ipersensibilità del paziente. Pro e contro, quindi, del vaccino che comportano un’oggettiva difficoltà di schierarsi soprattutto dal momento che la comunità scientifica non è ancora affatto pronta a dare un responso univoco e definitivo.

Il fatto che la comunità scientifica non riesca a trovare un accordo, però, non ha impedito ai governi dei vari Paesi e, in particolare, ai governi italiani che sicuramente interessano la quasi totalità dei lettori, a legiferare in materia di vaccini, introducendo spesso l’obbligo per alcune categorie di persone a sottoporsi alla somministrazione. Perché? Perché il vaccino è considerato un fondamentale intervento di sanità pubblica che serve a proteggere dall’esposizione ai rischi di salute non soltanto il singolo individuo, ma più generalmente la comunità intera. In una società, infatti, dove tutti, auspicabilmente, sono vaccinati, il rischio di malattie dovrebbe essere potenzialmente pari a zero, che vuol dire più benessere e anche una minore spesa per la sanità pubblica.

È un fatto, questo, che può essere esposto con dati alla mano. L’introduzione dei vaccini, infatti, e l’avvio delle relative campagne vaccinali hanno permesso di ridurre in misura significativa l’incidenza di malattie gravi e potenzialmente letali diffuse per centinaia di anni. Ecco alcuni esempi: nel 1968, si contavano più di 150 mila casi di parotite che, sono stati abbassati a 982 nel 2009; l’epatite B nel 1985 colpiva più di 26 mila persone, che sono diventate circa 3 mila nel 2009; mentre è sempre grazie al vaccino se i più di 206 mila casi di difterite del 1921 sono stati ridotti oggi a zero.

Quali numeri, però, se non dimostrano il contrario ci spingono almeno a porci delle domande sulla sicurezza dei vaccini?
Leggende metropolitane e storie di amici di amici abbondano sul tema e non sempre, bisogna ammetterlo, si tratta di bugie o di esagerazioni.
Ci sono realmente casi di bambini affetti da autismo le cui cause vengono individuate proprio nella somministrazione del vaccino al momento sbagliato, nelle modalità più strane e così via. È della fine dell’anno scorso, per esempio, la sentenza del tribunale di Milano in cui si legge che “il presidio, come recentemente risultato da documenti riservati della stessa casa farmaceutica che ne detiene il brevetto, mostra una specifica idoneità lesiva per il disturbo autistico, la cui portata, teoricamente piccola […] è in realtà sottostimata per l’esistenza recentemente confermata dall’autorità sanitaria australiana, di lotti di vaccino contenenti un disinfettante a base di mercurio, oggi ufficialmente bandito a causa della comprovata neurotossicità, in concentrazioni tali da eccedere largamente i livelli massimi raccomandati per i lattanti del peso di pochi chilogrammi”. Casi reali, dunque, per i quali, però, il problema è sempre lo stesso: la comunità scientifica non è ancora riuscita a definire in maniera chiara la reale esistenza di un nesso causa effetto tra la somministrazione del vaccino e l’insorgere di gravi patologie.
Casi reali che, però, spesso non è facile conoscere per le modalità e i tempi con cui si sviluppano rispetto alla data di somministrazione del vaccino.

Cifre o non cifre, come abbiamo già accennato, le leggi impongono alcuni vaccini, mentre ne consigliano caldamente altri. In Italia, la vaccinazione obbligatoria è prevista per le seguenti patologie: antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica e antiepatite virale B. Tutte le altre sono volontarie, sebbene caldamente consigliate al punto che alcune scuole materne o asili nido, per esempio, non accettano le iscrizioni di bambini che non siano vaccinati. Per tutte queste patologie, comunque, il Ministero della Salute ha stilato un apposito calendario – denominato calendario vaccinale – che prevede appuntamenti in ambulatorio per i primi vaccini già dal terzo mese di vita in poi fino ad arrivare ai vaccini che si somministrano, invece, in tarda età contro l’influenza.

La materia è delicata, perché, come è facile intuire, c’è il dubbio legittimo che il mancato accordo tra gli scienziati non dipenda solo dall’appartenenza a diverse scuole di pensiero, dall’influenza di diverse scuole teoriche e così via, ma insomma dietro un fatto puramente scientifico, c’è il dubbio che si celi anche una questione di interessi economici e privati. D’altronde le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite per l’utente finale, ma il Ministero della Salute che li dispensa dovrà pure comprarli da qualche azienda farmaceutica e, considerando la portata della loro diffusione, è facile pensare che le cifre in ballo siano anche abbastanza alte.

Perché vaccinare il proprio figlio allora?

Concentrandosi solo sui benefici derivanti dall’allontanamento di malattie gravi o apparentemente innocue, ma in realtà potenzialmente molto pericolose e dimenticandosi dei possibili rischi in cui, invece, si può incappare proprio tramite il vaccino, si potrebbero individuare almeno due ragioni. La prima, appunto, è che la vaccinazione è il modo più sicuro e più efficace per ottenere la protezione da alcune gravi malattie a livello personale; la seconda è che se un numero sufficiente di persone di una comunità sono vaccinate, l’infezione non può diffondersi a lungo da persona a persona e la malattia può scomparire del tutto ed essere debellata. Storicamente questo è già successo, per esempio, con la polio e in alcuni Paesi anche con il morbillo, la parotite e la rosolia.

Bisogna, tuttavia, tenere presente che anche i vaccini comunque possono avere degli effetti collaterali che, a seconda del tipo di vaccino somministrato, variano da una semplice febbre a dolori, stanchezza, diarrea, reazioni cutanee ed altri. E bisogna anche tenere presente che, anche quei vaccini che vengono definiti sicuri sono comunque sempre esposti all’errore umano, quindi mai dare la sicurezza come un elemento caratterizzante al 100%. E ancora, bisogna ricordare che si ha a che fare con dei farmaci e come tutti i farmaci anche i vaccini hanno delle controindicazioni e ci sono, perciò, delle situazioni di salute pregresse che impongono di starne alla larga.
Per esempio, il vaccino non può essere eseguito se il bambino a cui dovrebbe essere somministrato si trova in uno stato di malattia acuta importante come una febbre con temperatura pari o superiore ai 38 gradi.
Anche il raffreddore o la tosse, secondo alcuni, rappresentano situazioni di malattia tali per cui è preferibile sospendere e rimandare la somministrazione di un vaccino. Anche in questo caso non c’è accordo, ma, come si dice, chi si riguarda si salva e visto che non si tratta di una scelta definitiva, meglio dare retta ai proverbi e alla scaramanzia e aspettare il momento in cui si è in perfetta salute per vaccinarsi.

E perché non somministrare i vaccini ai propri figli?

Robert Mendelsohn, per esempio, nel suo libro “Bambini sani senza medicinali” ha scritto, in maniera molto forte, che “La più grande minaccia delle malattie infantili risiede nel pericoloso e inefficace sforzo di prevenirle con la vaccinazione di massa”.
Vaccino no, quindi, per molti pediatri che sostengono innanzitutto che alcuni tra quelli previsti come obbligatori o consigliati sono totalmente inutili e frutto solamente di una propaganda mediatica finalizzata alla formazione di un capitale per le case farmaceutiche che le producono (questi pediatri si riferiscono, per esempio, al vaccino contro l’influenza, patologia facilmente superabile quasi anche senza farmaci). Vaccino no, perché comportano degli effetti collaterali anche gravi che spesso non si conoscono perché sottaciuti o che anche si conoscono ma ci si sofferma soltanto sul dire che magari non ci sono prove scientifiche per creare un rapporto causa effetto valido. Forse è vero, ma i pediatri del no sostengono giustamente che non ci sono neanche prove scientifiche che dimostrino il contrario.

Difficile concludere senza creare allarmismi o senza rassicurare inutilmente. Difficile, ma necessario, è quindi informarsi quando ci si trova nella situazione reale non soltanto tramite il web che spesso è teatro per tutti, anche per i non esperti che però fingono di esserlo.
La strada migliore è forse quella del parere del proprio pediatria di cui è importante fidarsi e l’augurio è, quindi, che ci si imbatta in un pediatra molto bravo.