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La festa della liberazione

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25 aprile

25 aprileIl 25 aprile, in Italia, si celebra l’anniversario della liberazione dal regime nazi-fascista, più volgarmente detto festa della liberazione.
Di anno in anno, si aspetta questo giorno con trepidazione, più che per la sua origine commemorativa e per i suoi significati politici e civili, probabilmente perché si tratta di un giorno che, se cade al punto giusto, spezza la fatica lavorativa della settimana in cui si inserisce. Certo, i significati rimangono quelli che sono dalla sua istituzione, ma la stessa cosa non si può dire della funzione di portare diletto da parte di questa festa. Quest’anno, per esempio, celebriamo comunque la festa della liberazione, ma la celebriamo di sabato. Niente ferie comandate, dunque, ma ad ogni modo una buona occasione per concedersi una gita fuori porta, una giornata di relax e un po’ di meritato ozio magari all’aperto, condizioni meteo permettendo.

Siamo un popolo di buone forchette, di pic nic e scampagnate all’aria aperta, ma mentre ci godiamo questo lato allegro della vita, è bene non scordarci perché sul calendario di ogni italiano, il 25 aprile è una data segnata in rosso.

La celebrazione della festa della liberazione il 25 aprile risale al 1946. Su proposta dell’allora Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, infatti, il Principe Umberto che era luogotenente del Regno d’Italia istituì la festa per l’anniversario della liberazione con il decreto legislativo luogotenenziale numero 185 del 22 aprile 1946. Il decreto, che portava il titolo di “Disposizioni in materia di ricorrenze festive”, venne pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia numero. 96 di mercoledì 24 aprile 1946. L’articolo 1 del decreto recitava testualmente: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. Oltre ogni burocratese, quando si tratta di istituire feste, anche le istituzioni riescono a parlare chiaro.

Come prevedibile, ovviamente la ricorrenza venne poi celebrata anche negli anni successivi e , in particolare, dal 1949 in poi il 25 aprile è divenuta la festa nazionale come la conosciamo tutt’oggi con manifestazioni in memoria organizzate in molte città d’Italia e soprattutto in quelle particolarmente votate al valore militare per la guerra di liberazione o in quelle dove il numero delle perdite umane è stato esageratamente elevato. Anche in questa occasione venne emanato un atto ufficiale, questa volta una legge, la numero 260 del 27 maggio 1949, che reca “Disposizioni in materia di ricorrenze festive” e in cui si legge che “Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: […] il 25 aprile, anniversario della liberazione; […]”.

Perché si celebra la festa della liberazione dal regime proprio nel giorno del 25 aprile?

Il 25 aprile del 1945, ultimo anno effettivamente di guerra, è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia – CLNAI -, che aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. Erano le otto del mattino e, nell’annuncio che veniva fatto via radio alla presenza del presidente designato Rodolfo Morandi, di Giustino Arpesani e di Achille Marazza, si dava indicazione a tutte le forze partigiane attive nei territori del Nord Italia e facenti parte del Corpo Volontari per la Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa. Inoltre, parallelamente e alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate, il CLNAI aveva emanato in prima persona dei decreti legislativi, assumendo in via eccezionale il potere “in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano”, per stabilire tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti. Certamente, anche quella di Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

Al suono del motto “Arrendersi o perire!”, intimato dai partigiani in quei giorni, in effetti tutta l’Italia settentrionale fu liberata dal regime entro il primo maggio. In particolare, Bologna fu liberata il 21 aprile, Genova il 23 e Venezia il 28. Liberazione voleva dire aver posto fine a venti anni di dittatura fascista e cinque lunghi anni di guerra. Rispetto alla seconda guerra mondiale, infatti, la data del 25 aprile rappresenta simbolicamente il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum storico del 2 giugno del 1946 con cui si chiese a tutto il popolo – si trattò della prima consultazione a suffragio universale, nella quale furono coinvolte anche le donne – di scegliere tra la forma di governo repubblicana e una monarchica e poi si arrivò così alla nascita della Repubblica Italiana e alla stesura definitiva della Costituzione. In realtà, occorre ricordare che il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all’esercito alleato, si ebbe solo il 3 maggio, come fu stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo durante la cosiddetta resa di Caserta firmata il 29 aprile 1945.

Il 25 aprile, quindi, dovrebbe essere per ogni cittadino italiano una data importante oltre ogni limite, perché rappresenta l’inizio della nuova forma di Stato, uno Stato basato sulla democrazia e sul rispetto delle libertà. Almeno questo era l’obiettivo in origine. È chiaro, però, che poi oggi si può essere polemici proprio nei confronti di una nazione che, dopo aver lottato per conquistare un certo status e una certa forma, sembra quasi che stia subendo o peggio sia protagonista attivo di un cambiamento al contrario, involutivo più che evolutivo. E tuttavia, chi in misura maggiore chi in misura minore, nonostante siamo tutti un po’ arrabbiati con una classe politica che ci siamo più o meno scelti, la patria, ancora la amiamo. Così il 25 aprile è ancora un’occasione per riflettere sulle conquiste dei nostri antenati, sulle nostre possibilità attuali e per far festa.