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Elezioni regionali e comunali 2015

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Italiani, popolo di… frequenti elettori. Anche nella giornata di domenica 31 maggio 2015, infatti, gli italiani sono stati chiamati a recarsi alle urne per il rinnovo dei consigli regionali e comunali. Una tornata elettorale che, come avviene quasi sempre per le elezioni amministrative, non ha interessato tutto il territorio nazionale, ma solo alcune regioni o solo alcune parti di esse. D’altronde un assaggio elettorale, l’abbiamo già avuto lo scorso 10 maggio, quando sono stati chiamati a scegliere i propri rappresentanti i cittadini elettori della Valle d’Aosta e quelli del Trentino Alto Adige.

Nella giornata di ieri a essere chiamati alle urne sono stati circa ventuno milioni di italiani che si sono espressi per eleggere i presidenti e i relativi consigli di sette regioni ovvero il Veneto, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche, la Campania e la Puglia e poi anche i sindaci e i consigli comunali di quasi mille comuni da Nord a Sud.

Come spesso avviene ormai, si è trattato di una tornata elettorale calda e importante perché, anche se probabilmente non avrà alcun effetto concreto sul piano nazionale, produrrà sicuramente una situazione tale da far scaturire quantomeno una lettura simbolica sul piano politico. Inoltre, l’importanza di queste elezioni è stata anche ulteriormente amplificata grazie alla pubblicazione della lista dei cosiddetti candidati impresentabili, ovvero personaggi che, pur risultando nelle liste delle persone che i cittadini hanno potuto scegliere di votare ieri, non sono del tutto immacolati di fronte alla legge.

I seggi elettorali  sono stati aperti ieri  alle 7 in tutti i luoghi interpellati – e lo sono   fino alle 23, eccezion fatta per la Sicilia, dove è stato possibile effettuare le operazioni di voto anche oggi, lunedì 1 giugno, dalle 7 alle 15, mentre nella giornata di ieri gli orari di apertura dei seggi sono stati dalle 8 – alle 22.

Come per qualsiasi altra tornata elettorale, naturalmente per poter esercitare il proprio diritto di voto, è stato necessario recarsi al proprio seggio di appartenenza con un documento di riconoscimento valido e soprattutto con la tessera elettorale personale. Dal momento che non è poco frequente smarrire quest’ultima e dal momento che i più “anziani” elettori si siano trovati in possesso di  una già completa, durante la fase di voto gli uffici comunali preposti al rilascio sono rimasti aperti per consegnare prontamente eventuali duplicati della tessera.

Abbiamo già detto le regioni che devono essere rinnovate, vediamo ora almeno per linee generali anche i comuni. Secondo quanto rende noto il Ministero dell’Interno, sono stati chiamati ieri a recarsi alle urne i cittadini di 512 comuni delle regioni a statuto ordinario di cui 12 capoluoghi di provincia e per quanto riguarda le regioni a statuto speciale sono stati interpellati i cittadini elettori di 10 comuni del Friuli Venezia Giulia – in questo caso non è presente nessun capoluogo di provincia – di 167 comuni della Sardegna di cui 3 capoluoghi di provincia ovvero Nuoro, Sanluri e Tempio Pausania e di 53 comuni della Sicilia di cui 2 capoluoghi di provincia ovvero Agrigento ed Enna. Altre importanti città capoluogo di provincia chiamate a rinnovare il proprio consiglio comunale sono state Venezia, Vibo Valentia, Mantova, Matera, Macerata e Arezzo.

Le modalità di voto sono variate da regione in regione e anche per i comuni seguendo un criterio relativo al numero di abitanti. Per quanto riguarda le regioni, ognuna ha avuto il suo sistema elettorale – avere sette diversi sistemi per sette diverse regioni è possibile in base alla legge di modifica costituzionale del 1999 ovvero la prima riforma del Titolo V della Costituzione, che ha permesso alle regioni di avere facoltà di dotarsi di un proprio sistema elettorale, seppure attenendosi ad alcuni principi guida dettati dalla legge statale. Così alcune tra le differenze più importanti che si possono registrare tra le diverse regioni hanno riguardato la possibilità di esprimere una o più preferenze, la possibilità o meno di voto disgiunto e tanti altri dettagli di cui l’elettore deve essere a conoscenza prima di tracciare qualsiasi segno con la matita sulla scheda elettorale.

Per i comuni ci sono state anche delle differenze, ma sono più facilmente elencabili in quanto si tratta principalmente di due situazioni sostanziali. In particolare, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti nelle regioni a statuto ordinario, all’elettore è stata consegnata una scheda di colore azzurro recante i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, sotto il quale sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato. Su tale scheda, l’elettore in base ai dettami del Ministero dell’Interno ha potuto  esprimere il proprio voto:

  • per una delle liste tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso è valido sia per la lista votata sia per il candidato alla carica di sindaco ad essa collegato;
  • per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul rettangolo recante il relativo nominativo, e sul contrassegno della lista o di una delle liste collegate al candidato sindaco stesso; anche in questo caso esprime un voto valido sia per il candidato alla carica di sindaco sia per la lista collegata prescelta;
  • per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul rettangolo recante il relativo nominativo, e per una lista non collegata tracciando un altro segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso è attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista prescelta non collegata (c.d. “voto disgiunto”);
  • per un candidato a sindaco tracciando un segno sul rettangolo recante il relativo nominativo, non segnando alcun contrassegno di lista; il voto così espresso è attribuito solo al candidato alla carica di sindaco;
  • solo per candidati alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) nelle righe stampate a fianco del contrassegno della lista di appartenenza dei candidati votati, anche senza segnare il contrassegno della lista stessa; in tal caso il voto è valido sia per i candidati consiglieri votati, sia per la lista cui essi appartengono, sia infine per il candidato alla carica di sindaco ad essa collegato, salvo che l’elettore non si sia avvalso della facoltà di esprimere un voto disgiunto.

Nei comuni invece con una popolazione fino a 15.000 abitanti delle regioni a statuto ordinario, parimenti è stata consegnata una scheda elettorale di colore azzurro sulla quale il cittadino elettore ha potuto esprimere il proprio voto

  • tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di lista; in questo caso esprime un voto valido sia per la lista votata, sia per il candidato alla carica di sindaco ad essa collegato;
  • tracciando un segno di voto sia sul contrassegno di lista, sia sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata; anche in questo caso esprime un voto valido sia per il candidato alla carica di sindaco, sia per la lista ad esso collegata;
  • tracciando un segno di voto solo sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco; anche in questo caso il voto è valido sia per il candidato alla carica di sindaco, sia per la lista ad esso collegata;
  • manifestando il voto di preferenza per candidati alla carica di consigliere comunale; l’elettore infatti può scrivere il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) nelle righe stampate sotto il contrassegno della lista di appartenenza dei candidati votati, anche senza segnare il contrassegno della lista stessa; in tal caso il voto è valido sia per i candidati consiglieri votati, sia per la lista cui appartengono i candidati votati, e sia per il candidato alla carica di sindaco ad essa collegato.

È opportuno ricordare che nella settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle, la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha reso nota una lista contenente i nomi di 17 candidati impresentabili facenti capo a diverse forze politiche che comprendono, quindi, sia la maggioranza che l’opposizione. Tra questi, forse il più noto è Vincenzo De Luca, discusso candidato alla presidenza del consiglio regionale della Campania per il Partito Democratici, ma ci sono anche: sempre per la Campania: Antonio Ambrosio, Forza Italia; Domenico Elefante, Centro democratico; Fernando Errico, Nuovo centro destra; Alberico Gambino, Fratelli d’Italia; Carmela Grimaldi, Campania in Rete; Biagio Iacolare, Unione di centro; Alessandrina Lonardo, Forza Italia; Sergio Nappi, Caldoro presidente; Luciano Passariello, Fratelli d’Italia; Francesco Plaitano, Popolari per l’Italia; Antonio Scalzone, Popolari per l’Italia; Raffaele Viscardi, Popolari per l’Italia. Gli impresentabili in Puglia, invece, sono Giovanni Copertino, Forza Italia; Massimo Oggiano, Oltre con Fitto; Fabio Ladisa, Popolari per Emiliano; Enzo Palmisano, movimento politico per Schittulli.

Numeri e curiosità: Le elezioni nelle Regioni a statuto ordinario, in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia, interesseranno 18.976.354 elettori, di cui 9.156.839 di sesso maschile e 9.819.515 di sesso femminile; le sezioni saranno 22.943.

Le elezioni in 679 comuni di regioni a statuto ordinario e della Sardegna (la cui organizzazione è curata dal ministero dell’Interno) interesseranno 4.487.862 elettori, di cui 2.176.660 di sesso maschile e 2.311.202 di sesso femminile; le sezioni saranno 5.347.

Considerando una volta sola gli enti interessati contemporaneamente a più tipi di consultazioni, il numero complessivo di elettori era di 21.859.325, di cui 10.562.137 maschi e 11.297.188 femmine, e il numero complessivo si sezioni era di 26.398.

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