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Ricordando Lady D., icona di stile e generosità

A 20 dalla scomparsa di Diana Spencer, Lady D., le celebrazioni per commemorare la “regina dei cuori” del regno britannico e del mondo, simbolo di gusto e altruismo

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Lapide di Lady D
Lapide di Lady D

Essere principesse è il sogno di ogni bambina che si rispetti e se si nasce “bene”, c’è la possibilità che introdotta negli ambienti giusti, l’ambizione  possa realizzarsi. Diana Spencer, nacque il 1° luglio del 1961, prima dei cinque figli generati dai Visconti Althorp, una famiglia britannica molto in auge, imparentata con i reali d’Inghilterra. Quando i genitori si separarono, Diana, dopo una breve permanenza in casa della madre, andò a vivere con Lord Althrop, che ne aveva ottenuto la custodia e alla morte del nonno assunse il titolo di Lady. Siamo nel 1975 e il padre divenuto conte Spencer, si risposò con Raine, figlia della scrittrice Barbara Cartland e contessa di Dartmouth. Diana frequentò corsi di galateo, danza e musica, eccellendo nel pianoforte. All’età di 18 anni le fu regalato un appartamentino dove convisse con delle amiche e oltre a fare la tata per dei bambini americani, insegnò in un asilo facendo sporadicamente la hostess per eventi.

Nel 1977 incontrò per la prima volta il principe Carlo e molte furono le occasioni nelle quali si frequentarono. Come quando furono spettatori alla Royal Albert Hall del Requiem di Verdi, quando ella fu ospite sul panfilo Britannia per delle regate o ancora quando fu invitata a Balmoral in Scozia per conoscere la famiglia reale. Carlo, avendo già compiuto 30 anni, era in cerca di una ragazza degna di essere la sua compagna di vita e Diana era ben vista dai reali e dalla regina madre. Il 6 febbraio 1981 venne accettata la proposta ufficiale di matrimonio ed il fidanzamento venne suggellato con uno splendido gioiello, un anello d’oro bianco, con uno zaffiro contornato da dodici diamanti che, a tutt’oggi, è posto al dito della principessa Kate, moglie di William, primogenito di Diana.

Il 29 luglio 1981, a Londra nella Cattedrale di San Paolo, furono celebrate le nozze, caso mediatico dei più seguiti dal mondo intero in tv. Da quest’unione nacquero William ed Henry, entrambi partoriti contro il volere della Casa Reale in un ospedale pubblico. Diana fu, nonostante l’ingombrante ruolo, una madre normale e molto presente per i figli amatissimi e spesso si ritrovò ad avere scontri con i suoceri ed il marito per far si che le decisioni prese fossero rispettate. L’etichetta non le fu mai amica. Dimostrò di essere molto indipendente e poco avvezza ai limiti imposti dalla corona, nonostante le lezioni di protocollo impartitele.  Furono tantissimi i viaggi a cui Lady D. si sottopose con il coniuge in giro per il mondo.

Ebbe modo di visitare l’Italia, i Paesi Bassi, il Giappone, il Canada, la Germania, gli Emirati Arabi, il Portogallo, la Svizzera, l’Egitto e l’Africa tra i tanti. In America, nel 1985, alla Casa Bianca, difronte al presidente Reagan e a sua moglie Nancy, la principessa ballò con John Travolta, indossando un abito di velluto che fu in seguito venduto all’asta per la cifra di 500.000 dollari. La mondanità, parte integrante del suo essere moglie dell’erede al trono, non soddisfò del tutto Diana, la quale cominciò negli anni 80 ad interessarsi dei più sfortunati e si accomunò a molte cause filantropiche. Mise la sua immagine e la sua presenza a disposizione della lotta contro l’AIDS, della ricerca per le malattie infantili e si batté per abolire l’uso delle armi. Conobbe in India Madre Teresa di Calcutta, dalla quale si era recata per un sostegno a favore della sua “casa dei poveri” e con lei instaurò un forte legame personale. Ma l’attività benefica che più la contraddistinse e che portò avanti fino ad un anno prima della sua morte, fu essere la testimonial per la campagna sulla bonifica dei campi dalle mine antiuomo in ex-Jugoslavia. La sua immagine diede un forte impulso all’iniziativa e permise nel 1997 che ad essa fosse attribuito il premio Nobel.

La vita coniugale di Carlo e Lady D. non fu idilliaca. Molti i tradimenti e le incomprensioni. Quando tutto fu portato alla luce dalla stampa e dalla pubblicazioni di alcuni libri, si scoprì che c’erano stati tentativi di suicidio e molta infelicità di fondo, attribuiti alla relazione del marito con Camilla Parker-Bowles. In un’intervista trasmessa in Italia il 21 novembre 1995, Diana confessò di aver anch’ella tradito Carlo, perché da lui sempre snobbata e mai amata. Con il divorzio sancito nel 1996 perse la possibilità di essere chiamata Altezza Reale.

Dopo una storia con il dottor Hasnat Khan, che molti dicono essere stato per lei il vero amore, Diana prese a frequentare Dodi Al-Fayed, figlio del proprietario di Harrod’s, sul cui yacht, insieme ai propri bambini, trascorse le vacanze nel sud della Francia. E fu insieme a lui che morì sotto il Ponte dell’Alma il 31 agosto del 1997, sulla Mercedes guidata da Henry Paul.

Al suo funerale parteciparono tantissimi britannici, riversatisi in strada per onorare il feretro fatto sfilare per giungere fino a Westminster, dove nell’abbazia, durante la celebrazione, Elton John le dedicò “Candle in the wind”. Nonostante Elisabetta non avesse negli anni dimostrato grande simpatia per Diana, dopo aver compreso quanto ella fosse poco malleabile e plasmabile, dinanzi alla bara della principessa chinò il capo in segno di rispetto, non si sa se perché fosse realmente addolorata o per tacitare i sudditi che si aspettavano in tale occasione questo gesto.  La tumulazione venne fatta privatamente ad Althorp e a Diana fra le mani fu posto il rosario che le aveva regalato Madre Teresa, morta poi proprio pochi giorni dopo la principessa del Galles.

Sono trascorsi due decenni e il ricordo di questa donna prodiga di attenzioni verso i più sfortunati, amica di artisti e adorato membro dell’aristocrazia, continua ad incarnare le fattezze di un angelo, nonostante i suoi errori e colpi di testa. Tutti avevano scommesso che per rammentarla nel 2017 si sarebbero organizzati eventi di spicco e particolarmente salottieri. Invece i figli hanno optato per una commemorazione privata, senza echi o risonanze. Il tutto prenderà il via il 24 febbraio con una mostra nella sua residenza di Kensington Palace, rassegna che si pensa possa diventare un appuntamento duraturo.   Riverirla significa anche questo. Dopo tutto il clamore che ogni suo passo produceva, onorarla con la quiete che fa risaltare le emozioni, darà modo ad ogni persona che l’ha adorata di rammentarla come una persona e non come un personaggio noto.