Home Varie Voce ai lettori Vecchio CINEMA METROPOL, che passione!

Vecchio CINEMA METROPOL, che passione!

Trovatomi all’interno del vecchio, ormai dismesso, cinema del mio paese, è stato come aprire uno scrigno pieno di ricordi

1083
CONDIVIDI
cinema METROPOL a Bracigliano

La recente scomparsa di zi’ Fulvio Aliberti, storica “maschera” dello storico cinema del mio paesello, mi ha fatto tornare alla mente questo post che pubblicai tempo fa:

L’altro giorno mi sono trovato all’interno del vecchio, ormai dismesso cinema del mio paese, Bracigliano. È stato come aprire uno scrigno pieno di ricordi, che quasi mi hanno distolto dalle faccende che mi avevano condotto ad attraversare quel luogo. Mi sono sentito come Salvatore, il protagonista di “Nuovo Cinema Paradiso”, quando rivede vecchie scene di film del cinema dove lavorava da ragazzo, in cabina di proiezione (https://www.youtube.com/watch?v=nMTYTRapJes).

Preso dalla nostalgia, mi son ricordato qualche data significativa, e qualcun’altra me l’ha fornita il proprietario:

1952 – È l’anno in cui, mi è parso di capire, fu inaugurato il Cinema (o cinematografo) Metropol, nella piazzetta principale del mio comune (Bracigliano, in  provincia di Salerno), in uno stabile oltretutto adiacente all’abitazione della famiglia di colei che sarebbe diventata un giorno mia moglie. È vero, i proprietari peccarono di scarsa fantasia nell’optare per questo nome, nell’epoca in cui tutti i cinema si chiamavano Metropol, o Capitol, o Eden (quelli a luci rosse!); o avevano nomi di dèi greco-romani, come Apollo, Minerva o Diana (quelli a luci rosse!).

1983 – Ricordo l’ultima locandina affissa per le strade del pese. Era quella del film “Vado a vivere da solo”, con Jerry Calà. La pellicola era arrivata così tardi nel nostro cinema, che dopo pochi giorni passò direttamente sul tubo catodico. Poi fecero capolino, tra gli scaffali dei salotti, le videocassette vhs, causa della terribile crisi delle sale di proiezione in tutt’Italia; una crisi che sembrava irreversibile, ma che poi, per fortuna, conobbe uno stop allorquando gli italiani (e immagino tutti gli uomini e le donne del mondo occidentale) si resero conto che, ogni tanto, bisognava pure trovare un minimo di svago e passare la serata fuori casa; e allora tanto valeva passarla davanti a uno schermo gigante.

1987 – L’ultima, estemporanea proiezione al Metropol (ormai già chiuso da tre o quattro anni); il film era “Roba da ricchi”, un lungometraggio a episodi con vari interpreti, tra cui ricordo un Renato Pozzetto un po’ imbolsito e una splendida, lunare Francesca Dellera, da poco venuta alla ribalta come reginetta dell’eros nella scuderia di Tinto Brass.

Cinema METROPOL a Bracigliano, sala

Ma i ricordi non possono limitarsi all’enumerazione di fredde date o scarni titoli e nomi. Ben altro ha lasciato a me, e immagino a molti miei compaesani entrati negli “anta”, l’universo variopinto del Metropol. E allora provo a riversare tra queste righe tutto quanto i miei pochi neuroni sopravvissuti hanno conservato nella loro sgangherata banca dati.

Ricordo, per esempio, l’unica occasione in cui mio padre, uomo poco avvezzo allo svago avendo trascorso una vita a rompersi la schiena assieme a mia madre, decise di mettere l’abito buono (un gessato nero con cui aveva accompagnato all’altare i miei fratelli maggiori) e passare una domenica pomeriggio al cinema con me, in una tiepida domenica autunnale.

E le serie cinematografiche che sarebbero diventate dei cult per la mia generazione: quelle di Franco e Ciccio, o Bud Spencer e Terence Hill, e quelle degli intramontabili film sul kung fu cinese, con il mitico Bruce Lee che noi ragazzi, dopo che ci eravamo sparati ben due visioni (restavamo in sala anche per lo spettacolo successivo), provavamo ad imitare, all’uscita, sferrandoci mazzate scomposte con la stessa serenità con cui i fedeli si scambiano il segno di pace in chiesa.

E le pellicole regine del botteghino, come “Il tempo delle mele” con la dolce Vic (al secolo Sophie Marceau), il cui secondo episodio proiettato nel week end di Pasqua fece registrare il tutto esaurito, per la legittima gioia dei proprietari, che pure avevano investito qualche soldino in più per accaparrarsi il film in anticipo rispetto al solito.

E quella recita in occasione della festa della mamma (correva l’anno 1979, e il tormentone era: “ninnananna mamma l’insalata non ce n’è, sette le scodelle sulla tavola del re…”), che vide impegnati noi, emozionati bimbi delle elementari, sul palco del cinema davanti alle nostre adoranti famiglie.

E poi le manifestazioni di fine anni ’80: era il periodo in cui Alfonso, un ragazzo in gamba e intraprendente, troppo presto strappato alla vita e che tutti ricordano con affetto e nostalgia, allietava le nostre vacanze invernali con il “Natale Braciglianese”, una serie di spettacoli canori e danzanti somministrati negli occasionalmente riconvertiti locali del cinema, con l’intermezzo di qualche estemporanea tavola rotonda con gli amministratori comunali per discutere dei problemi della comunità.

Per questo mi ha fatto un certo effetto, l’altro giorno, aggirarmi tra quelle scale e quei corridoi ormai polverosi, intrisi di un gradevole odore di muffa. Passare davanti a quei bagni in disuso, nei quali da piccoli si trascorreva l’intervallo tra il primo e il secondo tempo (forse commettendo, talvolta, qualche piccolo atto impuro in seguito alla visione di scene con qualche spallina troppo abbassata o qualche gonna troppo alzata). Osservare il banco cassa a destra della porta d’ingresso, dietro al quale la signorina staccava i biglietti prestampati o erogava patatine, che compravamo con le cinquecento lire di carta, la nostra paghetta settimanale. Scorgere, attraverso le porte della sala, le vecchie poltrone in legno che mettevano a dura prova vertebre e osso sacro, e tra le quali passava la “maschera” con una vecchia ma funzionante torcia accesa, di quelle di forma rettangolare che ormai non si trovano più nemmeno nei mercatini dei robivecchi.

Oggi, per fortuna, le sale cinematografiche godono ancora di ottima salute. I nuovi multisala sono un condensato di comfort, tecnologia e sicurezza (sono lontani i tempi in cui decine di persone persero la vita in un cinema torinese, divorato dalle vampe di un incendio). I recenti, salvicifi divieti di fumo ti lasciano godere gli spettacoli al riparo da quelle cortine fumogene che rendevano un tempo irrespirabile l’aria all’interno delle sale. Gran parte delle proiezioni sono in 3D (tra un po’ arriverà sullo schermo la quarta dimensione) e l’audio, tra dolby, digital effects e diavolerie varie, è da urlo. Il biglietto lo puoi comprare on-line e non devi fare più quelle fantozziane guerre all’apertura delle porte per accaparrarti i posti migliori…

…ma il vecchio Cinema Metropol era un’altra cosa.

Leonardo Botta

Grazie all’ing. Leonardo Botta, di Bracigliano, per aver acconsentito a condividere questi bei ricordi e riflessioni