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Ai tumori la birra non fa bene

Dal luppolo della birra, molecole in grado di contrastare i tumori... affamandoli! Lo Xantumolo inibisce i meccanismi grazie ai quali le cellule tumorali si procurano ossigeno e si diffondono nell’organismo

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birra alla spina

La birra non piace ai tumori! Un motivo in più per bere una bella birra: dal luppolo della birra, infatti, si ricaverebbero molecole in grado di contrastare i tumori… affamandoli! Lo Xantumolo e, in particolare, due suoi derivati brevettati inibirebbero i meccanismi grazie ai quali le cellule tumorali si procurano ossigeno e si diffondono nell’organismo.
E’ quanto emerso da una ricerca dell’Università di Pisa: “affamare il tumore” è la parola chiave dello studio, guidato dal professor Armando Rossello del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, basato sulle proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto, lo Xantumolo (XN), un flavonoide presente in discrete percentuali nel luppolo e nella birra e dotato di numerose proprietà benefiche.
I risultati di questa ricerca, realizzata grazie al contributo dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), della Fondazione Umberto Veronesi (FUV) e dell’Università di Pisa, sono stati pubblicati sulla rivista internazionale “European Journal of Medicinal Chemistry”.

La scoperta è, infatti, di rilievo essendo l’azione anti-angiogenesi una delle più diffuse strategie terapeutiche anti-tumorali spesso viene affiancata alla chemioterapia.

“Questa ricerca – spiega il professor Armando Rossello, docente dell’Università di Pisa – ha avuto l’obiettivo di progettare e sviluppare modificazioni strutturali della molecola dello xantumolo per migliorarne le proprietà anti angiogeniche mantenendo la sua bassa tossicità. Lo studio, durato quattro anni, ha evidenziato che i nuovi Xantumoli possiedono una capacità di riduzione dell’angiogenesi dell’80% in test sperimentali e sono risultati particolarmente efficaci nell’interferire con funzioni chiave della cellula endoteliale (struttura di base cellulare che costituisce i vasi sanguigni tumorali), quali la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari”.

“Il passo successivo – indica la dott.ssa Adriana Albini, direttrice del laboratorio di Biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus – sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione”.

La ricerca è stata svolta in stretta collaborazione con il gruppo della dottoressa Adriana Albini, già citata, e del professor Douglas Noonan, dell’Università dell’Insubria di Varese, ed è stata condotta dai ricercatori: Antonino Bruno, Barbara Bassani e Denisa Baci per l’IRCCS MultiMedica; Elisa Nuti, Caterina Camodeca, Lea Rosalia, Elisabetta Orlandini e Susanna Nencetti, per l’Università di Pisa; Cristina Gallo per l’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.