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Dislessia, migliora con la terapia con il videogioco

I bambini che riescono a incrementare il punteggio nella terapia con il videogioco velocizzano la lettura e migliorano la memoria uditiva a breve termine

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videogiochi, dislessia

Nuova scoperta sulla dislessia all’Università di Padova: solo i bambini che riescono a incrementare il punteggio nella terapia con il videogioco velocizzano la lettura e migliorano la memoria uditiva a breve termine. Un miglioramento che otterrebbe un bambino con dislessia in un intero anno di sviluppo spontaneo.
Questo quanto emerge da uno studio sulla dislessia condotto da Sandro Franceschini e Sara Bertoni, ricercatori del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, pubblicato sulla rivista scientifica «Neuropsychologia».

La dislessia affligge un bambino su 20: rappresenta il disturbo neuroevolutivo più diffuso e raramente coinvolge solo la lettura, frequentemente è associata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento come disortografia, discalculia e disgrafia.
Precedenti studi scientifici hanno già dimostrato come un trattamento sperimentale mediante l’uso di videogiochi d’azione fosse in grado di migliorare la velocità di lettura, le abilità attentive e la memoria verbale a breve termine (cioè quella dei suoni del linguaggio che viene impiegata quando leggiamo) in bambini con dislessia, sia di madrelingua italiana che inglese.

Sandro Franceschini e Sara Bertoni del “Laboratorio di neuroscienze cognitive dello sviluppo”, diretto dal Professor Andrea Facoetti dell’Università di Padova, dimostrano con uno studio clinico su 18 bambini con grave dislessia resistenti a tutti i trattamenti tradizionali che non tutti i piccoli soggetti con dislessia traggono beneficio dall’utilizzo di videogiochi nella cura: solo chi riesce a migliorare il suo punteggio nel corso delle partite al videogioco ottiene un beneficio.

Questa scoperta apre la strada all’approfondimento degli studi sulle abilità attentive, percettive e motorie per comprendere meglio il perché alcuni bambini abbiano difficoltà ad acquisire le “regole del gioco”.
«La ricerca pubblicata – afferma Sara Bertoni – dimostra che nei training con videogiochi d’azione, così come per gli altri trattamenti per la dislessia, è necessaria una supervisione da parte di un esperto in riabilitazione neuropsicologica dello sviluppo. Oltre alla conoscenza delle basi sottostanti il disturbo e quelle legate al trattamento in questione, deve essere consapevole che sta lavorando con soggetti in via di sviluppo, con un cervello molto plastico e con sistemi non completamente maturi. Non è sufficiente quindi mettere un bambino davanti ad uno schermo con un videogioco per poter ottenere un miglioramento nella velocità di lettura e nella memoria verbale a breve termine».

Il trattamento è durato due settimane (12 incontri di un’ora al giorno) su bambini con età media di 9 anni. Ai piccoli venivano proposti due videogiochi commerciali d’azione in cui un’elevata velocità di presentazione e un’imprevedibilità degli eventi – che compaiono principalmente nella periferia del campo visivo – richiedevano loro un rapido dispiegamento dell’attenzione visiva.
Alla fine del training, i bambini sono stati suddivisi in due gruppi in base all’andamento dei punteggi nei videogiochi. Dai risultati finali si è constatato che il gruppo con punteggi di gioco più elevati era anche quello che ha ottenuto benefici maggiori nella lettura e nella memoria.
«In particolare si è testata la lettura considerando tempo ed errori prima e dopo il trattamento – continua Sara Bertoni –Abbiamo misurato la loro capacità di ripetere correttamente una sequenza di “non parole”, ossia parole inventate come ad esempio “sed – gam”, dopo che lo sperimentatore le aveva pronunciate ad alta voce al bambino. Non essendo le parole di linguaggio comune i bambini con dislessia riuscivano a ricordare una lista più lunga di non parole da memorizzare e ripetere. Nessun bambino ha abbandonato il trattamento pur essendo intensivo, il che indica come esso non sia stato affaticante o frustrante come invece avviene per gli altri trattamenti».