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Stasera in tv I tesori dell’antica Grecia: i Bronzi di Riace

Atletici e perfetti, i Bronzi di Riace sono frutto di tecniche e conoscenze raffinatissime: ma come hanno fatto gli artisti greci a raggiungere tale maestria?

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Bronzi di Riace
Bronzi di Riace

Stasera in tv su Rai5 il secondo episodio della serie “I tesori dell’antica Grecia” intitolato La perfezione dei Bronzi di Riace.

Agosto 1972, un sub esplora i fondali lungo le coste calabresi: a 7 metri di profondità scorge una mano emergere dalla sabbia. Il mare stava restituendo così due capolavori dell’antichità.
Alastair Sooke ricostruisce la scoperta dei Bronzi di Riace, nel nuovo episodio de “I tesori dell’antica Grecia” alle 20.25 di oggi su Rai5.

Attraverso la storia dei due magnifici guerrieri di bronzo, riproduzione perfetta di due uomini di 500 anni prima di Cristo, Sooke ripercorre l’evoluzione dell’arte greca fino al VI secolo avanti Cristo.
Nudi, atletici, perfetti, i Bronzi di Riace sono frutto di tecniche e conoscenze raffinatissime, acquisite in tempi in cui gran parte degli abitanti del Nord Europa ancora viveva in capanne primitive.
Ma come avevano fatto gli artisti greci a raggiungere tale maestria?

I Bronzi di Riace

dal sito del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

I Bronzi di Riace, considerati tra le testimonianze più significative dell’arte greca classica, sono due statue bronzee raffiguranti due uomini nudi, originariamente armati di scudo e lancia, divenuti simbolo della città di Reggio Calabria: una raffigura Polinice, un oplita (Bronzo A); l’altra il re guerriero Eteocle (Bronzo B).
Volti dei Bronzi di Riace

Le statue sono oggi esposte al Museo Archeologico di Reggio Calabria, dove sono tornate nel dicembre 2013 dopo il restauro del museo, tutt’ora in corso. I Bronzi furono ritrovati nel 1972, in eccezionale stato di conservazione, sul fondo del mar Ionio, nei pressi del comune di Riace Marina, da un appassionato subacqueo durante un’immersione a circa 200 m dalla costa ed alla profondità di 8 m. Le ipotesi sulla provenienza, sulla datazione e sugli autori delle statue sono diverse. Risalenti probabilmente alla metà del V sec. a.C., si è supposto che i Bronzi fossero stati gettati in mare durante una burrasca per alleggerire la nave che li trasportava o che l’imbarcazione stessa fosse affondata con le statue. Un primo restauro avvenne negli anni 1975-80 a Firenze, dove, oltre alla pulizia e alla conservazione delle superfici esterne, si cominciò a svuotarne l’interno dalla terra di fusione originaria.

I Bronzi di Riace sono alti 1,98 e 1,97 metri e pesano 160 kg. Raffigurano due uomini completamente nudi, con barba e capelli ricci, il braccio sinistro piegato, e il destro disteso lungo il fianco. Ambedue indossavano un elmo, impugnavano una lancia o una spada nella mano destra e reggevano uno scudo con il braccio sinistro, elementi smontati al momento dell’imbarco per permettere di adagiare sulla schiena le statue e facilitarne il trasporto. Originariamente erano ancorati alla loro base grazie ad una colatura di piombo fuso fatto fluire sia entro i piedi sia nell’incavo predisposto nella base stessa. Una volta solidificato, il piombo assunse la forma di tenoni che i restauratori dovettero asportare per penetrare all’interno della statua.

Le due statue sono di bronzo, dallo spessore molto tenue, tranne alcuni particolari in argento, in calcite e in rame.

Le due statue sono state certamente eseguite ad Argo, nel Peloponneso, come ha dimostrato l’esame delle terre di fusione eseguito dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma.