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Caravaggio Napoli al Museo di Capodimonte

La mostra Caravaggio Napoli, ospitata al Museo di Capodimonte a Napoli, mette a confronto 6 opere di Caravaggio e 22 quadri di artisti napoletani

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Caravaggio, Flagellazione, olio su tela del 1607, Musée des Beaux-Arts-min
Caravaggio, Flagellazione, olio su tela del 1607, Musée des Beaux-Arts-min

Caravaggio Napoli al Museo di Capodimonte: “una mostra internazionale come Caravaggio Napoli – evidenzia il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Lucanon solo rafforza la levatura qualitativa della proposta culturale della Regione Campania, ma testimonia come il nostro territorio sia in grado di produrre iniziative che, per complessità e tenacia nella realizzazione, sono di carattere mondiale”.
Il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia promuovono la mostra Caravaggio Napoli, ghiotta occasione di approfondimento del periodo napoletano di Caravaggio e dell’eredità lasciata dal Merisi al capoluogo campano, eredità fondamentale alla costituzione della poetica barocca e alla diffusione del naturalismo caravaggesco nella pittura del XVII secolo in Europa.
“Caravaggio è stato il primo artista italiano ad esprimere con i suoi dipinti il valore percettivo della luce. I contrasti marcati delle opere esposte rappresentano una importante sfida illuminotecnica –  afferma la ERCO Illuminazione, sponsor tecnico di Electa per la parte lighting della mostra – che richiede l’uso particolari accorgimenti e di proiettori specifici”.
Napoli rappresenta una tappa fondamentale per la vita e per le opere di Caravaggio. L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti più iconici realizzati dal maestro durante il periodo napoletano identifica, nella visione dei nostri contemporanei, lo stile e la personalità dell’artista lombardo, divenuto maggiormente drammatico in seguito all’episodio dell’assassinio romano.
Il legame di Caravaggio con Napoli ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo. Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco e tentarono di adeguarsi alla novità, creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio. Un influsso che toccò anche i colleghi della successiva generazione, quali Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione.
“Caravaggio sembra avere incarnato – confessa Sylvain Bellenger, Direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte – uno dei grandi miti identitari dei tempi moderni: l’artista maledetto. Sono molti i personaggi nella cui vita tragedia e arte si fondono, ma non tutti raggiungono la gloria. Occorrono altri elementi: la follia per Camille Claudel, Antonin Artaud e Van Gogh o altre forme di emarginazione come l’erotismo narcisistico e giovanile di Egon Schiele, per esempio, che colpiscono l’immaginario individuale e collettivo. Caravaggio riunisce in sé gli ingredienti della maledizione, è una testa calda, in lui si cumulano marginalità sessuale, omosessualità, prostituzione, una violenza che arriva fino all’omicidio, la condanna a morte, la fuga e la gloria mentre è ancora in vita”.

La mostra Caravaggio Napoli

Dal 12 aprile al 14 luglio 2019 la mostra Caravaggio Napoli, con un rigoroso approccio scientifico, mette a confronto 6 opere di Caravaggio provenienti da istituzioni italiane e internazionali e 22 quadri di artisti napoletani, che ne registrano immediatamente la novità venendone travolti, con soggetti ricorrenti nei dipinti del Maestro. Il riscontro visivo tra le opere raccolte in Sala Causa permette riflessioni e chiarimenti immediati sul legame tra l’artista e la città ed è accompagnato da un ‘diario’, una dettagliata crono-biografia che riorganizza le conoscenze letterarie e documentarie (edite e inedite) del periodo.
La mostra Caravaggio Napoli offre un’occasione unica e totalmente inedita: il paragone di alcuni pezzi fondamentali del catalogo caravaggesco, in particolare la Flagellazione di Rouen eseguita a Napoli e per la prima volta esposta nel suo contesto originario a confronto con l’altra Flagellazione che Caravaggio realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico.
Il progetto di mostra comprende la ricostruzione di un percorso documentato, attraverso la città, dei luoghi che Caravaggio frequentò e in cui visse.
Tra questi il Pio Monte della Misericordia dove si trova lo straordinario capolavoro Sette opere di Misericordia realizzata dal Merisi per la cappella del complesso religioso nel 1607. La grande pala (390 x 260 cm) è riconosciuta tutt’oggi come una delle più significative rappresentazioni dei vicoli della città e dei suoi abitanti, e manifesta la potente e quasi antropologica connessione tra i dipinti di Caravaggio e l’indole napoletana.

Così sulla mostra Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli

A Napoli Caravaggio dipinse molte delle sue ultime opere, parte delle quali fanno ormai parte dell’iconografia della città, oltre che della sua storia e del suo patrimonio culturale. Mi piace pensare che i volti irregolari e sgraziati, i corpi affaticati e imperfetti che compaiono in alcuni di questi dipinti rappresentino l’immagine eternata di qualche popolano, di qualche prostituta, di qualche vecchio mendicante napoletano incrociato per le strade della città.
La mostra “Caravaggio Napoli”, curata dal direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Bellenger e dalla prof.ssa Terzaghi, costituisce perciò un’opportunità ragguardevole per concentrare la riflessione critica sull’ultimo periodo artistico del pittore lombardo, nonché per rileggere il suo rapporto con la nostra città, con le istituzioni del tempo, con gli altri artisti e intellettuali dell’epoca che vivevano a Napoli. La creatività del genio ribelle e inquieto fu a contatto con tutti gli strati della popolazione, dai gentiluomini laici del Pio Monte della Misericordia ai raffinati poeti barocchi, dalle ricche e nobili famiglie cittadine fino ai tumultuosi avventori della Locanda del Cerriglio, nella zona del Sedile di Porto, dove sappiamo che fu aggredito e ferito in circostanze misteriose. Questa esposizione potrà essere allora un’occasione per raccontare a un pubblico ampio la vicenda napoletana dell’uomo e dell’artista, e magari per far apprezzare i riverberi della sua permanenza in città nel linguaggio e nelle soluzioni estetiche adottate nelle opere di quel periodo.

Così sulla mostra Alberto Bonisoli, Ministro per i beni e le attività culturali

La mostra Caravaggio Napoli propone un’opportunità: quella di una nuova riflessione storica e artistica. I temi sono numerosi, profondi: le influenze sulla pittura locale, il percorso che instrada al Seicento napoletano e alla diffusione del naturalismo caravaggesco in Europa, le relazioni tra Michelangelo Merisi e i nobili – o soltanto facoltosi – committenti, la testimonianza biografica del pittore milanese. E infine l’evoluzione del costume e della storia, che sono aspetti determinanti per la cultura italiana.
Non solo. Questo evento incrementa il carattere attrattivo della reggia, che custodisce un patrimonio tra i più ricchi e rilevanti d’Italia, dai grandi nomi della pittura nazionale e internazionale fino al contemporaneo. Sarà dunque un virtuoso dialogo quello che, nella condivisione degli spazi, potrà scaturire tra il percorso dell’esposizione e le collezioni permanenti.
La mostra contribuirà a favorire un dibattito, più attuale, su Caravaggio e sui maggiori esponenti della pittura seicentesca del Sud Italia.
Auspico che il progetto, nella vocazione naturale della cultura, stimoli un nuovo interesse nel pubblico e negli studiosi, offra emozione per l’arte, sproni alla riflessione sulla storia.

Caravaggio a Napoli

Caravaggio visse a Napoli per un totale di 18 mesi. A Napoli il Merisi arrivò in fuga da Roma, dove era stato coinvolto nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni: ricercato e condannato a morte dalla giustizia romana, tormentato dal senso di colpa.
Il grande artista milanese la scelse come approdo e come rifugio, stabilendo il suo alloggio ai Quartieri Spagnoli, vivace zona popolare della città costruita pochi decenni prima sotto il governo del viceré Pedro de Toledo.
La drammaticità della produzione napoletana con la sua particolare tensione morale sembra avvicinarsi fortemente alla visione contemporanea del grande artista, aspetto che emerge nelle opere, provenienti da collezioni museali nazionali e internazionali, presentate a Capodimonte.
Il primo soggiorno è databile tra l’ottobre del 1606 e giugno del 1607. In questi nove mesi furono realizzati capolavori straordinari e ben documentati, come le Sette opere di Misericordia, dipinto per il Pio Monte di Misericordia, e la Flagellazione attualmente al Museo di Capodimonte. Dopo i suoi viaggi a Malta e in Sicilia, l’artista ritornò a Napoli, capitale del Viceregno spagnolo, nell’ottobre del 1609 e vi rimase fino all’estate successiva.
Il 18 luglio del 1610 a Porto Ercole, durante il viaggio di ritorno a Roma, Caravaggio morì tragicamente.
Anche durante il secondo periodo napoletano il maestro lombardo dipinse opere di primaria importanza, tra cui il Martirio di Sant’Orsola (Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano) e il San Giovanni Battista (Roma, Galleria Borghese).
Mesi intensi e fondamentali per la sua vita e la sua produzione artistica, che tuttavia risultano meno noti del periodo trascorso a Roma. Per approfondire leggi I soggiorni a Napoli di Caravaggio.

Orari mostra Caravaggio Napoli

Museo e Real Bosco di Capodimonte
aperta tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30

Biglietti mostra Caravaggio Napoli

Intero 14 euro (solo mostra)
ridotto 11 euro (solo mostra)
intero 15 euro (mostra + museo)
ridotto 14 euro (mostra + museo)
Il biglietto della mostra dà diritto ad un ingresso ridotto al Pio Monte della Misericordia.
Il biglietto di accesso al Pio Monte della Misericordia dà diritto ad un ingresso ridotto alla mostra Caravaggio Napoli

Navette per la mostra Caravaggio Napoli

L’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha istituito gratuitamente, per la mostra Caravaggio Napoli, durante i fine settimana di mostra, un bus da 30 posti e un pulmino da 8 posti con pedana per utenti con disabilità motorie.
Partenza in via Duomo nei pressi del Museo Filangieri, fermata in via Duomo incrocio via dei Tribunali, prosecuzione su via Foria con fermata alla stazione dei Bus nei pressi del MANN e arrivo e sosta all’ingresso del Museo di Capodimonte per lo scarrozzamento dei passeggeri

Corse continue negli orari: dalle ore 8.30 (prima corsa da via Duomo) alle ore 19.30 (ultima corsa dal Museo di Capodimonte) nei giorni 12, 13, 14, 20, 21, 25, 26, 27, 28 aprile; 1, 4, 5, 11, 12, 18, 19, 25, 26 maggio; 1 e 2 giugno

Come raggiungere il Museo di Capodimonte a Napoli

– dall’autostrada:
prendere la tangenziale, uscita Capodimonte
(è attivo il servizio Parclick che consente di prenotare direttamente online il parcheggio più conveniente e vicino al Museo di Capodimonte)
– dalla Stazione Centrale:
Linea 1 Metropolitana, fermata Museo; proseguire con autobus*
Linea 2 Metropolitana, fermata Piazza Cavour; proseguire con autobus*
– dal centro della città:
autobus*
fermata in Piazza Museo (adiacenze Museo Archeologico Nazionale), linee:
168 e 178 (fermata Porta Piccola, via Miano);
C63 (fermata Porta Grande, via Capodimonte);
604 (fermata Viale Colli Aminei, distante ca. 200 m da Porta Piccola)

È possibile acquistare i biglietti bus/metro in edicola, bar tabacchi o distributori automatici presso le stazioni metro.

Il Museo di Capodimonte è tra le fermate della linea A del Citysightseeing bus.