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I soggiorni a Napoli di Caravaggio

I due soggiorni a Napoli del Caravaggio: il forte legame di Caravaggio con Napoli ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo

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Caravaggio, Martirio di Sant'Orsola
Caravaggio, Martirio di Sant'Orsola

Sono di seguito riportati gli appigli documentari che fanno riferimento ai due soggiorni napoletani del Caravaggio (pseudonimo di Michelangelo Merisi nato a Milano il 29 settembre 1571) a partire dalla fuga da Roma fino alla morte avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610.
Napoli rappresenta una tappa fondamentale per la vita e per le opere di Caravaggio: il legame di Caravaggio con Napoli ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo.
Nella foto sopra (di Luciano Pedicini) il Martirio di sant’Orsola del Caravaggio (1610, Olio su tela cm 143 × 180) della Collezione Intesa Sanpaolo (Napoli, Gallerie d’Italia, Palazzo Zevallos Stigliano, Intesa Sanpaolo, Archivio Patrimonio Artistico).

Anno 1606

28 maggio 1606
Da alcuni Avvisi spediti da Roma alla corte ducale di Urbino, apprendiamo che a Roma, durante una partita al gioco della pallacorda Caravaggio uccide Ranuccio Tomassoni, figlio di Luca Antonio e fratello di Giovan Francesco, capo rione di Campo Marzio dove si era svolta la partita. Motivo della rissa doveva essere un debito di gioco di 10.000 scudi che l’artista doveva al Tomassoni. Lo stesso giorno la morte di Ranuccio viene registrata anche dal documento che lo attesta sepolto nella chiesa del Pantheon (Terzaghi in catalogo)

31 maggio 1606
Un Avviso spedito da Roma alla corte di Urbino e la relazione di Fabio Masetti, ambasciatore del duca di Modena, Cesare d’Este, attestano che Caravaggio non si trova più a Roma. Masetti suppone che il pittore si sia rifugiato a Firenze e che forse possa raggiungere anche Modena (Terzaghi in catalogo). Stando a Mancini (1956-1957, I, p. 225) invece l’artista si sarebbe immediatamente recato a Zagarolo sotto la protezione del principe Marzio Colonna. Per Baglione (1995, p. 138) il pittore si trovava a Palestrina, il cui vescovo era all’epoca Ascanio Colonna, fratello di Costanza Colonna Sforza marchesa di Caravaggio

12 luglio 1606
Dalla lettera di Fabio Masetti a Giovan Battista Laderchi, segretario del duca di Modena, apprendiamo che Caravaggio ha intenzione di tornare a Roma e una volta rientrato, Masetti potrà chiedergli la restituzione del denaro avuto in anticipo per un dipinto mai realizzato (Marcolini 1998, p. 32, n. 48). È stato anche ipotizzato che si trattasse della Madonna del Rosario (Vienna, Kunsthistorisches Museum) in vendita a Napoli nel 1607 (Bologna 2006, pp. 326-329)

15 luglio 1606
Fabio Masetti riesce a mettersi in contatto con Caravaggio attraverso terzi (Marcolini 1998, p. 32, n. 48), ma il diplomatico non rivela il luogo di permanenza dell’artista

1 settembre 1606
I Governatori del Pio Monte della Misericordia lasciano la prima sede provvisoria presso l’Ospedale degli Incurabili e si trasferiscono nella nuova sede a Capuana, progettata da Giovan Giacomo Conforto, che doveva includere anche una cappella per il cui altare maggiore Caravaggio realizzerà una tela, manifesto del programma dell’Istituzione (vedi 9 gennaio 1607 e Gazzara in catalogo)

23 settembre 1606
Caravaggio si trova a Paliano, come apprendiamo dalla lettera di Fabio Masetti a Giovan Battista Laderchi, segretario di Cesare d’Este. Il Masetti cercherà di ottenere la restituzione dei 32 scudi versati come anticipo al pittore per un quadro, di cui il duca ha annullato la commissione. Il feudo di Paliano era stato eretto a principato e concesso a Marco Antonio II Colonna, da papa Pio V il 30 marzo 1569, e da allora legato all’asse ereditario della famiglia, retto in questo momento da Marcantonio IV Colonna, detto il Connestabilino (1595-1611). I tutori di Marcantonio IV Colonna erano il cardinale Alessandro Peretti Montalto, zio di Marcantonio IV poiché fratello della madre Orsina Peretti, e Marzio Colonna, duca di Zagarolo, che aiutò Caravaggio nella fuga da Roma (Terzaghi in catalogo)

Ottobre 1606
Ippolito Malaspina, futuro committente del San Gerolamo di Malta, e zio della seconda moglie del banchiere Ottavio Costa, tra i patroni di Caravaggio, viene reintegrato nella carica di Balì dell’Ordine Gerosolimitano di Napoli, dopo essere stato comandante delle galee pontificie. Ippolito risiederà solo saltuariamente nella capitale del Viceregno. Egli rientrerà a Malta a bordo della flotta capitanata da Fabrizio Sforza, Priore di Venezia e figlio di Costanza Colonna Sforza, sulla quale viaggerà anche Caravaggio nel giugno del 1607 (Sciberras, Stone 2005b; Sciberras in catalogo)

4 ottobre 1606
Costanza Colonna Sforza lascia la residenza romana ai Santi Apostoli, in cui si era trasferita esattamente sei anni prima, e dove aveva accolto Caravaggio la sera dell’omicidio del Tomassoni, per rientrare a Milano (Berra 2005, p. 28; Terzaghi, in catalogo)

6 ottobre 1606
Caravaggio è documentato per la prima volta a Napoli, dove riceve da Nicolò Radulovich 200 ducati per una pala, di 13 palmi e mezzo e di 8 e mezzo di larghezza, con “l’immagine della Madonna col Bambino in braccio cinta di cori d’angeli, et di sotto San Domenico e San Francesco nel mezzo abbracciati insieme dalla man dritta San Nicolò e dalla man manca san Vito.” Il documento specifica che la consegna doveva avvenire il successivo mese di dicembre (Pacelli 1977). Il dipinto è al momento perduto (per le diverse posizioni critiche sul tema, si veda Terzaghi in catalogo)

25 ottobre 1606
Caravaggio preleva dal Banco di Santa Maria del Popolo la somma di 150 ducati che gli viene corrisposta per ordine del Banco di Sant’Eligio: si tratta del denaro appena incassato da Nicolò Radulovich (Nappi 2009-2010)

21 novembre 1606
Da Malta Alof de Wignacourt, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri gerosolimitani, scrive a Fabrizio Sforza, figlio di Costanza Colonna Sforza, Priore di Venezia, chiedendogli di prendere contatti con Ippolito Malaspina, Priore di Napoli, per accordarsi sulla sua partenza per Malta a bordo della flotta dell’Ordine di cui lo Sforza era generale (Macioce 1994, p. 225). Ippolito, parente del banchiere ligure Ottavio Costa, committente di Caravaggio a Roma e mercante dei suoi quadri quando si trovava a Paliano, si imbarcherà a Napoli viaggiando con Caravaggio (vedi 25 giugno 1607). Per lui eseguirà il San Girolamo ora nella co-cattedrale di San Giovanni a La Valletta (Sciberras, in catalogo). Al seguito del Malaspina viaggerà anche il giovanissimo Alessandro Costa, figlio di Ottavio, che diventerà paggio del Wignacourt e probabile coprotagonista del Ritratto di Alof de Wignacourt con paggio (Parigi, musée du Louvre)

31 dicembre 1606
Stando al documento di allogazione della pala Radulovich (si veda 6 ottobre 1606), Caravaggio avrebbe dovuto consegnare il dipinto entro questa data

Anno 1607

3 gennaio 1607
Nicolò Radulovich, già committente di una pala oggi perduta a Caravaggio (si veda 6 ottobre e 31 dicembre 1606), versa ad Abraham Vinck, pittore originario di Anversa, socio di Louis Finson e “amicissimo del Caravaggio”, 30 ducati, prezzo del suo ritratto (Porzio 2014b)

9 gennaio 1607
La tela al Pio Monte della Misericordia viene pagata con un meccanismo contabile veloce e con un lauto compenso: nell’ASPMM, Fondo antico, Ld/5, al foglio 171, è registrato un esborso a favore del Governatore con il carico dell’Opera dei Morti, vale a dire deputato agli affari della Chiesa: “Nostra chiesa e sagrestia deve a di 9 de gennaio d. 335 a Tiberio del Pezzo per spenderli in una cona per la detta Chiesa e per Banco del Monte” (Pacelli 1993, p. 103, nota 9). Al rigo sottostante: “A 20 di febbraro ducati 65 al detto a completamento di ducati 400 per detta cona”. Tale movimento viene registrato anche nel primo volume delle Declaratorie (ASPMM, Hd1 Governo del Monte, Governatori, Declaratorie vol. 1, 1602-1622, fol. 32: “… et al S(ignor) Tiberio del Pezzo d. 400 come Gov(ernator) e per morti et serv(izi)o della chiesa, dal quale sono stati pagati a Michel’Angelo Caravaggio per lo prezzo del quadro dell’altare grande di detta chiesa”. Lo stesso giorno si girano i denari a Caravaggio, prima a mezzo di una polizza del Banco della Pietà (9 gennaio 1607, matr. 59, f. 66: “Al detto (Banco del Monte) ducati trecento settanta. Et per lui a Michelangelo di Caravaggio per poliza di Tiberio del Pezzo”, poi con un versamento sul Banco di Santa Maria del Popolo: “A Tiberio del Pezzo ducati trecentosettanta e per lui a Michelangelo da Caravaggio dissero a compimento di ducati 400. Dissero sono per prezzo di un quadro che ha depinto per il Monte della Misericordia in nome del quale essi Tiberio li paga; Et per noi il Banco del Popolo ducati 370” (Nicolini 1950, p. 10). La tela di Nostra Signora di Misericordia (chiamata così da A. Corona, m. 1743) risulta quindi già eseguita a questa data (Gazzara in catalogo; Terzaghi in catalogo)

11 febbraio 1607
Alof de Wignacourt, scrive a Ippolito Malaspina, Priore di Napoli, caldeggiando il suo arrivo a Malta con le galee del generale Fabrizio Sforza su cui si imbarcherà anche Caravaggio (Macioce 1994, p. 215; Sciberras in catalogo; si veda anche 21 novembre 1606 e 25 giugno 1607)

24 febbraio 1607
Il duca Vincenzo I Gonzaga ha acquistato a Roma, su consiglio di Rubens, la Morte della Vergine (Parigi, musée du Louvre) che sarà spedita a Mantova (Furlotti 2003, pp. 480-481, con bibliografia).
Il Gonzaga entra così a diretto contatto con l’opera di Caravaggio. Di lì a poco anche a Napoli sarà interessato a comprare i quadri dell’artista (vedi 15 e 25 settembre 1607)

28 aprile 1607
Geronimo Mastrilli commissiona a Caravaggio un dipinto non ancora rintracciato: “A Geronimo Mastrillo D. 30 et per lui a Michel’Angelo de Caravaggio, dite per compimento di un quadro con l’Immagine di S. Geronimo che li ha fatto et consegnato, atteso il remanente l’ha ricevuto contanti. E per lui a Gio Battista Caracciolo per altra tanti”. Il documento – ritrovato da Nappi (2009-2010), che scioglie però il nome del santo in Gennaro, ma più probabilmente si tratta di Girolamo – testimonia il legame dell’artista con un altro importante committente napoletano e il contatto diretto con il pittore Battistello Caracciolo (Terzaghi in catalogo)

29 aprile 1607
Muore a Napoli il principe Matteo di Capua, lasciando una straordinaria collezione di opere d’arte per la cui valutazione l’ambasciatore di Mantova, Ottavio Gentili, penserà di coinvolgere Caravaggio (vedi 3 luglio 1607)

11 maggio 1607
Caravaggio riceve un acconto da Tommaso de Franchis per la tela della Flagellazione destinata alla cappella gentilizia in San Domenico Maggiore (oggi a Capodimonte): “A Tomase di Franco d[ucati] cento e p[er] lui a Michelangelo Caravaggio dite ce li paga a compimento di ducati 250, atteso li altri d[ucati] 150 l’have ricevuti contanti et sono in conto del prezzo di una [lacuna voluta dall’estensore del documento] che li haverà da consignare. A lui contanti” (Pacelli 1977, p. 820; Terzaghi in catalogo)

26 maggio 1607
Fabio Masetti, ambasciatore del duca di Modena, scrive a Giovan Battista Laderchi, segretario di Cesare d’Este annunciando che si sta trattando la grazia per il pittore: “Per un homicidio commesso dal detto [Caravaggio], per il quale è stato bandito, ma perché il d[etto] homicidio fu casuale et restò anch’egli malamente ferito, si tratta della sua remissione et si spera la gratia” (Marcolini 1998, p. 33, n.52, con bibliografia)

28 maggio 1607
Tommaso de Franchis versa 40,09 ducati a Caravaggio a mezzo del Banco di Sant’Eligio (Pacelli 1977, p. 820), non conosciamo la causale dell’esborso, ma si tratta probabilmente di un’ulteriore tranche di denaro per il compenso della Flagellazione (Napoli, Museo di Capodimonte; vedi anche 11 maggio 1607)

2 giugno 1607
Termine ante quem della lettera scritta da Fabio Masetti a Caravaggio chiedendogli la restituzione dei 32 scudi avuti in anticipo per un quadro mai realizzato da Cesare d’Este duca di Modena. La lettera, perduta, non ha mai avuto risposta (Marcolini 1998, p. 33, n. 55, con bibliografia). Molto probabilmente il Masetti sapeva che l’artista si trovava a Napoli

14 giugno 1607
Costanza Colonna Sforza, protettrice di Caravaggio, approda a Napoli a bordo della flotta dell’Ordine di Malta, capitanata dal figlio Fabrizio Sforza, Priore di Venezia. Una lettera di monsignor Alessandro Boccabadile agente del duca Ranuccio Farnese a Napoli, datata 22 giugno, segnala infatti alla corte di Parma l’arrivo delle cinque galee nel porto di Napoli otto giorni prima e attesta che la marchesa Costanza era stata alloggiata a Torre del Greco dal nipote principe di Stigliano (Denunzio 2004, pp. 49-50). Secondo il Boccabadile, la flotta sarebbe ripartita il giorno di San Giovanni alla volta di Malta (si veda 24 giugno 1607)

24 giugno 1607
Caravaggio lascia Napoli imbarcandosi per Malta sulle galee dell’Ordine capitanate da Fabrizio Sforza figlio di Costanza Colonna Sforza, sbarcata una settimana prima a Napoli (si veda 14 giugno 1607 e Sciberras, in catalogo)

3 luglio 1607
Ottavio Gentile, agente del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga scrive al suo signore annunciando la vendita della collezione del principe di Conca: Giovan Tommaso Vespoli ha promesso di redigere una nota di tutte le “Pitture, paramenti argenterie et altre cose belle” che verranno messe in vendita. Il principe teneva i pezzi migliori nel palazzo di Vico dove il Gentile è invitato per prendere visione e trasmettere i prezzi: “ma essendo questo negotio di Pitture e non essendo mio mestiero, e non sapendo di chi fidarmi in questa città, e poi che Vostra Altezza conosce molto bene come si tratta qui. Non credo che saria male … se venisse qui il signor Piettro Paulo fiamingho che è a Roma, per vedere se questi quadri sono originali o coppie, però intanto io li andarò a vedere, et condurrò meco, Michael Angelo Caravaggio, che à fatto quel quadro grande che Vostra Altezza ultimamente à comprato in Roma, et havissarò il suo parere”, Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, b. 824 c documento (Iasiello in Morselli 2002, p. 361), ora digitato in http://banchedatigonzaga.centropalazzote.it/collezionismo/index.php?page=Visualizza&carteggio=10497

14 luglio 1607
Caravaggio è documentato a Malta, come si evince da una denuncia per bigamia relativa a un pittore siciliano in contatto con fra Giacomo Marchese che avrebbe avuto una moglie a Malta e una in Sicilia (Sciberras, Stone 2004, pp. 275-277, con bibliografia precedente)

20 agosto 1607
Stando al carteggio di Fabio Masetti, a Roma: “si tratta la pace per Caravaggio” (Venturi 1910, p. 283)

15 settembre 1607
Ottavio Gentile scrive a Mantova al duca, narrando che il pittore fiammingo Frans Pourbous inviato dal duca a Napoli per valutare la collezione del principe di Conca (si veda 3 luglio 1607), e caduto malato durante il viaggio: “Ha però visto li ritratti di alcune dame principali che ha fatto questo altro fiamingo che habbita qui et dice che sariano buoni per il camerino di V[ostra] A[ltezza] quando lui non potesse far li originali, perciò se l’Altezza Vostra li vuole, lui porterà con seco; non si è ancora datta la lettera al Sig. Prencipe di San Severo perché aspettiamo, sia guarito il fiammingo, acciò possi subito far qualche cosa, ha visto ancora qualche cosa di buono di Michel Angelo Caravaggio che ha fatto qui, che si venderanno” (ASMn, AG, b. 824 C, Baschet 1868, p. 447, nota 1, digitalizzato in www. banchedatigonzaga.centropalazzote.it). Si tratta della vendita del dipinto della Madonna del Rosario oggi a Vienna e di una Giuditta e Oloferne (si veda 25 settembre 1607). Stando al Gentile i due quadri erano stati eseguiti a Napoli (Terzaghi 2013, p. 31).
Pourbous avrebbe dovuto fare il ritratto di Emilia Spinelli, principessa di san Severo, come emerge dal carteggio di questi giorni (solo parzialmente edito, ma ora digitalizzato in www.banchedatigonzaga.centropalazzote.it). L’altro artista fiammingo di cui si parla è probabilmente Abraham Vinck celebre per i ritratti (Terzaghi 2013, p. 30 e Terzaghi 2014, p. 34-38)

25 settembre 1607
Il pittore fiammingo Frans Pourbus indirizza una lettera al duca di Mantova per annunciare la vendita di due dipinti di Caravaggio a cui il Gonzaga potrebbe essere interessato: la Madonna del Rosario (Vienna, Kunsthistorisches Museum) e una Giuditta e Oloferne non ancora rintracciata. I mercanti vanno con tutta probabilità identificati con i pittori fiamminghi Louis Finson e Abraham Vinck, che trasferiranno poi le due opere ad Amsterdam dove sono registrate nel testamento di Finson nel 1617: “Ho visto qui doi quadri bellissimi di mano de Michel Angelo da Caravaggio: l’uno è d’un rosario et era fatto per un’ancona et è grande da 18 palmi et non vogliono manco di 400 ducati; l’altro è un quadro mezzano da camera di mezze figure et è un Oliferno con Giuditta, et non lo dariano a manco di 300 ducati. Non ho voluto fare alcuna proferta non sapendo l’intentione di Vostra Altezza, me hanno però promesso di non darli via sin tanto che saranno avvisati del piacere di Vostra Altezza” (Dell’Acqua, Cinotti 1971, p. 161, F 83; Terzaghi in catalogo)

24 dicembre 1607
Alfonso Fenaroli riceve il giuspatronato della terza cappella a sinistra, nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, che ospiterà tre dipinti di Caravaggio, il cui soggetto è tramandato dalle fonti locali o dalla letteratura odeporica: una Resurrezione, un San Francesco che riceve le stimmate, e un San Giovanni Battista (Prohaska 1975, p. 3, nota 9; Terzaghi, in catalogo)

29 dicembre 1607
Alof de Wignacourt da Malta scrive all’ambasciatore Lomellini a Roma per avviare le trattative con Paolo V circa l’ingresso nell’Ordine di un personaggio identificabile con il pittore: “senza l’obbligo di prove”, poiché non apparteneva al ceto aristocratico, come prevedeva lo Statuto. Il Gran Maestro, che dichiara di tenerlo per “Servitore nostro particulare”, afferma: “per non perderlo desideriamo in estremo consolarlo con darli l’Abito di cavaliere del Gran Maestro [ ] che non li obsti haver in rissa commesso un’homicidio” (Macioce 1994, pp. 207-208). Nello stesso giorno egli scrive inoltre a Giacomo Bosio, chiedendo di aiutare l’ambasciatore Lomellini o di subentrare a lui nel negoziato, qualora ce ne fosse bisogno (Macioce 1994, p. 208)

Anno 1608

7 e 15 febbraio 1608
L’ambasciatore dell’Ordine di Malta chiede a Paolo V un Breve per accogliere nell’Ordine una volta soltanto due persone: “a lui ben viste … Non hostante che uno di essi habbia altre volte in rissa commesso un homicidio”. Si tratta ovviamente di Caravaggio, ormai a Malta da diversi mesi. La bolla sarà emessa il 15 febbraio (Azzopardi 1989b, p. 54-55)

14 luglio 1608
Il Gran Maestro Alof de Wignacourt a Malta firma la bolla con cui Caravaggio è ammesso nell’Ordine come cavaliere di Obbedienza (Sammut 1949, pp. 79-89)

27 agosto 1608
In seguito a una rissa in cui è coinvolto un confratello dell’Ordine, Caravaggio è imprigionato a Malta (Sciberras 2002a, p. 232)

6 ottobre 1608
Data della bolla con cui si dà ordine di ricercare Caravaggio fuggito dal carcere di Malta (Ashford 1935, p. 174; Sammut 1951, p. 174)

1 dicembre 1608
Caravaggio è espulso dall’Ordine di Malta in absentia. Nel decreto si dichiara che è fuggito scalando con una fune le mura del carcere di Sant’Angelo (Sammut 1951, p. 174)

Anno 1609

Ante agosto 1609
Caravaggio si trova a Messina dove gli vengono commissionate da Nicolò di Giacomo quattro tele con Storie della Passione. Si tratta dell’ultima data del suo soggiorno in Sicilia (il documento perduto è citato da Saccà 1907, VIII, p. 64)

24 ottobre 1609
Caravaggio è certamente rientrato a Napoli. Un avviso spedito da Roma a Urbino afferma infatti che l’artista in città è stato ammazzato “et altri dicono sfregiato” (Orbaan 1920, p. 157; Macioce 2010, p. 255). La data costituisce anche un termine post quem per la commissione ed esecuzioni delle tele per la cappella Fenaroli in Sant’Anna dei Lombardi oggi perdute (Terzaghi, in catalogo)

Anno 1610

11 maggio 1610
Lettera di Lanfranco Massa procuratore a Napoli di Marco Antonio Doria, relativa alla Sant’Orsola confitta dal Tiranno (Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano): il corrispondente si rammarica di non poter spedire l’opera a Genova al suo committente, poiché l’esposizione al sole del dipinto per farlo asciugare più in fretta aveva danneggiato la vernice ancora fresca. Bisognava quindi prima porre rimedio chiedendo parere allo stesso Caravaggio (Pacelli, in Bologna, Pacelli 1980, p. 24; Denunzio 2017, p. 100)

27 maggio 1610
Dalla polizza di nolo e dalla lettera di accompagnamento apprendiamo che la tela con la Sant’Orsola confitta dal tiranno parte via mare per Genova (Pacelli, in Bologna, Pacelli 1980, p. 25)

10-11 luglio 1610
Lasciato il palazzo di Costanza Colonna Sforza a Chiaia (attuale Palazzo Cellammare), da Napoli via mare Caravaggio giunge a Palo, dove è trattenuto nel posto di guardia per accertamenti. Lo apprendiamo dalla corrispondenza tra il nunzio Deodato Gentile e Scipione Borghese (Pacelli 1977). Secondo i successivi Avvisi che rendono nota la sua morte (si veda 28-31 luglio 1610), il pittore si stava dirigendo a Roma, essendogli stata concessa la grazia

11 luglio 1610
Pimentel Enriquez, VIII conte e V duca di Benavente, viceré di Napoli dal 6 aprile 1603, lascia la città portando con sé in Spagna tre opere di Caravaggio: un San Gennaro (al momento non identificato); una Lavanda dei piedi, di cui non si ha più traccia e una Crocifissione di sant’Andrea oggi a Cleveland, Museum of Fine Arts (Simal López 2002, pp. 44; 92-93, 105; Denunzio 2009, pp. 179-182)

13 luglio 1610
Pedro Fernández de Castro, conte di Lemos, fa il suo ingresso solenne in Napoli come viceré. Arrivato in Italia, si era trattenuto a Procida dal 26 giugno, attendendo che il conte di Benavente lasciasse la città per sostituirlo (Denunzio 2009, p. 192, nota 118 e ASV, Segreteria di Stato, Napoli 20A, cc. 208r, sgg.)

18 luglio 1610
Gli epitaffi composti dal poeta e giurista Marzio Milesi per la morte di Caravaggio attestano con precisione il giorno della scomparsa dell’artista (Fulco 1980)

28 e 31 luglio 1610
Due Avvisi spediti da Roma alla corte di Urbino raccontano le circostanze della morte di Caravaggio: il primo documenta il luogo e la causa della morte, avvenuta a Porto Ercole in seguito a una infermità. Il secondo specifica che l’artista morì mentre viaggiava da Napoli a Roma dove era diretto poiché aveva ricevuto la grazia del bando capitale (Orbaan 1920, pp. 175-176)

29 luglio 1610
Deodato Gentile, vescovo di Caserta e nunzio apostolico a Napoli, scrive a Scipione Borghese ragguagliandolo sulle tragiche circostanze della morte dell’artista partito da Napoli con una feluca carica di quadri e approdato a Palo, incarcerato probabilmente per un errore e infine morto a Porto Ercole, mentre la nave con i suoi dipinti aveva fatto ritorno a Napoli (Pacelli 1977; Terzaghi in catalogo).
Seguono altre quattro lettere del Gentile allo Scipione e alla segreteria apostolica in cui si narra del recupero dei quadri destinati al Borghese che erano sulla feluca sulla quale era partito l’artista. Sopravvissute tre tele: due San Giovanni Battista e una Maddalena (si veda anche 31 luglio)

31 luglio 1610
Dalla lettera di Deodato Gentile a Scipione Borghese (si veda 29 luglio) apprendiamo che le opere di Caravaggio rientrate a Napoli dopo il suo sbarco non erano più nel palazzo della marchesa Costanza Colonna Sforza, da dove Caravaggio era partito, ma si trovavano nelle mani del Priore di Capua [Vincenzo Carafa figlio di Fabrizio, conte di Ruvo], che le aveva reclamate col pretesto dell’appartenenza di Caravaggio all’Ordine di Malta (Pacelli 1977; Terzaghi in catalogo)

19 agosto 1610
Il viceré Pedro Fernández de Castro scrive al Giudice dei Presidi di Toscana chiedendo la restituzione dei beni di Caravaggio di cui allega un inventario, in particolare di un San Giovanni Battista, ricordando che le opere non spettano al Priore di Capua poiché l’artista non apparteneva all’Ordine dei Cavalieri di Malta. Il documento originale è perduto (Green, Mahon 1951, pp. 202-204)

5 novembre 1610
Il pittore di origine bolognese Baldassarre Aloisi detto Galanino riceve un acconto di 10 ducati per due copie di un David e Golia di Caravaggio destinate al viceré Pedro Fernández de Castro conte di Lemos. Si è ipotizzato che l’originale fosse il David e Golia oggi alla Galleria Borghese eseguito a Napoli e probabilmente destinato al cardinale (Pacelli 1977, p. 829)

10 dicembre 1610
Da un’altra lettera di Deodato Gentile a Scipione Borghese (si veda 29 e 31 agosto), apprendiamo che il ritardo per la spedizione a Roma del San Giovanni Battista di Caravaggio era dovuto alla copia del dipinto che si stava eseguendo per il viceré (Pacelli 1991, p. 169)

Anno 1611

7 gennaio 1611
Come testimonia la corrispondenza di Deodato Gentile a Scipione Borghese, muore a Napoli il Priore di Capua, Vincenzo Carafa figlio di Fabrizio, conte di Ruvo, nelle cui mani si trovavano i dipinti di Caravaggio (si veda 29 e 31 agosto; 10 dicembre 1610) destinati a Scipione Borghese (ASV, Segreteria di Stato, Napoli 20B, c. 253)

19 agosto 1611
Primo tentativo fallimentare di spedire a Roma a Scipione Borghese il San Giovanni Battista: il dipinto imballato è troppo grande per essere issato sull’imbarcazione oggi alla Galleria Borghese (Pacelli 1991, pp. 169-170)

26 agosto 1611
Finalmente Deodato Gentile da Napoli riesce a inviare a Scipione Borghese a Roma il San Giovanni Battista di Caravaggio oggi (Pacelli 1991, pp. 169-170)

Anno 1612

26 dicembre 1612
Da un registro che raccoglie le delibere del Convento napoletano dei Domenicani riformati di Santa Maria della Sanità apprendiamo che il convento stanzia 150 aurei, in aggiunta ai 100 già sborsati, per una pala raffigurante la Circoncisione. Il titolo della delibera apposto successivamente alla stesura del documento (come si evince dalla grafia) recita: “Icona depicta à Caravaggio Pictore insigni” (D’Andrea 1971, p. 2). La scritta ha fatto sorgere il dubbio che la pala di Vincenzo Forlì raffigurante la Circoncisione, tuttora in chiesa, sia stata iniziata in realtà da Caravaggio. Va tenuto presente che l’intestazione del documento non costituisce alcuna prova in tal senso

Anno 1613

Esce a Napoli dalla tipografia di Lazzaro Scoriggio, che l’anno successivo pubblicherà il Della celeste fisionomia di Giovan Battista Della Porta, la Dichiarazione della pianta dell’antiche Siracusee di alcune medaglie di esse e dei principi che quelle possedettero dell’erudito siciliano Vincenzo Mirabella (Siracusa, 1570 – Modica, 1624) con dedica a Filippo III di Spagna. In essa si narra un aneddoto relativo alla visita di Caravaggio a Siracusa. Il “pittore singolare de nostri tempi” (Mirabella 1613, p. 89) fu accompagnato dal Mirabella a visitare le latomie, e: “Mosso da quel suo ingegno unico imitatore delle cose della natura, disse: ‘Non vedete voi come il Tiranno, per voler fare un vaso che per far sentire le cose servisse, non volse altronde pigliare il modello, che da quello, che la natura per lo medesimo effetto fabricò. Onde ei fece questa Carcere a somiglianza d’un Orecchio’. La qual cosa sì come prima non considerata così dopo saputa, ed esaminata ha portato a più curiosi doppio stupore”. Oltre a testimoniare la presenza dell’artista in città, il documento chiarisce l’ambiente colto frequentato dall’artista anche nelle sue forzate incursioni meridionali

27 agosto 1613
I Governatori del Pio Monte della Misericordia stabiliscono alcuni importanti “vincoli” attorno al dipinto delle Sette Opere della Misericordia. Nel libro delle Conclusioni, al punto all’ordine del giorno: “Che non si levi il quadro dell’altare mag(gio)re,e che no(n) si venda p(er) ni(ssu)no prezzo”, si specifica: “… come sovendo li anni passati il detto Monte voluto porre un quadro nell’altare maggiore della sua chiesa, volle farlo fare da Michele Angelo di Caravaggio, acciò che fatto da così eccellente artefice fusse corrispondente all’altre grandezze dell’opre di Dio che vi s’essercitano et essendo riuscito di tanta perfettione, che più d’una volta se n’è ritrovato duemila scudi, sanno per ciò detti SS.ri concluso, che per nissuno prezzo si possa mai vendere, ma sempre si debba ritenere nella detta chiesa … havendo inteso che il S. Conte di Villa Mediana ha fatto molte istanze per volere una copia del quadro dell’altare maggiore della chiesa del Monte della Misericordia, hanno concluso che possa detto S. Conte farlo copiare, pur che sia di mano de Fabritio Santafede, o Carlo Sellitto, o vero de Gio Batta o vero Battistello Caracciolo, con che detto quadro non si possa ammovere dal detto altare” (ASPMM, H Governo del Monte, Hb Conclusioni, libro A, 1603-1624, carte 42v e 43r digitalizzata in www.polodigitalenapoli.it)

Anno 1621

1 giugno 1621
I Governatori del Pio Monte della Misericordia, durante una loro Conclusione al punto dal titolo: “Quadri della chiesa no’ si copijno” ribadiscono la decisione di non far copiare il dipinto di Caravaggio ponendo l’attenzione al “pubblico decoro”. Il documento ribadisce ancora il forte interesse della committenza napoletana al dipinto e al pittore ormai deceduto da undici anni: “Oltre di ciò, han voluto che per torre ogni inconveniente di parzialità o poca soddisfatione, che in niun tempo, a persona veruna, per qualsisia causa, si permetta il trarre copia de’ quadri che sono in nostra chiesa particolarmente di quello che è nell’altare grande. Essendosi ciò non una volta negato anco a quei che sono ascritti al nostro Monte per giusti rispetti; nonostante che sijno Cavalieri di tanto gran merito, e da quali il Monte riconosce ogni obbligat [tione] con consenso e gusto da quali se pur ordinato questo: havendo riguardo più presto al pubblico decoro che al privato comodo” (ASPMM, H Governo del Monte, Hb Conclusioni, libro A, 1603-1624, carta 104, digitalizzata in www.polodigitalenapoli.it)

NOTE sulla bibliografia
Fondamentali restano il regesto approntato da Mia Cinotti (Cinotti 1983, pp. 233-248) e le due edizioni della silloge di tutti i documenti, gli inventari e la bibliografia relativi a Caravaggio di Macioce 2003 e Macioce 2010. Un sintetico, ma utile regesto dei soli documenti napoletani è stato pubblicato in Caravaggio. L’ultimo tempo (2004, pp. 183-184). Per Napoli ricordo infine la trascrizione dei documenti custoditi nell’Archivio Storico del Banco di Napoli (Nappi 2011) e il regesto pubblicato da Di Mauro, in Paceli 2014, pp. 423-447.
Si è qui seguito il criterio di segnalare la più antica o più esaustiva pubblicazione del documento (come nel caso del carteggio con la corte mantovana edito in modo esteso da Marcolini 1998, benché in alcuni casi segnalato in precedenza), evitando di ripetere che esso è presente in Macioce 2010 con la relativa bibliografia. Si sono invece segnalate le principali pubblicazioni successive a quella data. La maggior parte dei documenti è ulteriormente discussa nei saggi di Loredana Gazzara, Maria Cristina Terzaghi, Keith Sciberras in catalogo, a cui si rimanda per ulteriore bibliografia, senza specificare altro in questa sede.
Tutto il fondo Governo del Monte dell’Archivio Storico del Pio Monte della Misericordia è ora disponibile sul sito www.polodigitalenapoli.it. Gli altri documenti relativi al Pio Monte sono stati controllati e trascritti da Loredana Gazzara. Per i documenti dell’Archivio Gonzaga conservato all’Archivio di Stato di Mantova, ci si è serviti della digitalizzazione dal 2019 disponibile on line al sito www.banchedatigonzaga.palazzote.it. Tutti i documenti presenti negli archivi napoletani e nell’Archivio Segreto Vaticano sono stati controllati e ritrascritti da Maria Cristina Terzaghi. Per i documenti inediti rinvenuti dalla studiosa, si è infine qui indicata la segnatura archivistica

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