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Pioppi e compost per bonificare terreni contaminati

A San Giuseppiello, Giugliano, nei terreni inquinati da veleni e rifiuti industriali un’opera di recupero affidata a tecnologia e Natura

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bosco di pioppi
bosco di pioppi

E’ arrivata via whatsApp ma è una di quelle notizie che merita i titoli di prima pagina su qualsiasi mezzo di comunicazione. Una storia d’impegno, di amore e di bellezza … ma anche di coraggio, fiducia e ottimismo.
In piena terra dei fuochi, su sei ettari di terreno contaminati da sostanze tossiche, dal 2015 è stata attivata un’opera di bonifica rivoluzionaria: piantati pioppi le cui radici stanno assorbendo veleni e donando bellezza. Leggetela fino alla fine!

Ecco il testo: “lo leggeranno solo quelli che hanno tempo ma io ci tengo molto. So che tanti faranno finta di non averlo visto ma spero che lo leggeranno degli “amici” che proveranno a fare qualcosa, ne vale la pena. Una storia d’impegno, di amore e di bellezza.
C’era una area fortemente avvelenata a San Giuseppiello, Giugliano in Campania, terra dei fuochi. Poi c’era un progetto di bonifica, come tanti altri, tanti milioni di euro, denaro pubblico. Ne sarebbe risultato un lavoro enorme, di asportazione di terra e veleno per portarlo chissà dove, con costi enormi.
Bruttura su bruttura, devastazione su devastazione, distruzione su distruzione che avrebbe arricchito solo la camorra. Sappiamo che è così che funziona, la camorra inquina, la camorra si occupa delle bonifiche.
Invece è successo che il commissario alle bonifiche ed un gruppo di studiosi della facoltà di agraria dell’ università di Napoli, coordinato dal prof. Massimo Fagnano hanno realizzato un progetto differente, improntato all’attenzione ed alla cura della terra.
E così nei terreni sequestrati ai clan, dov’erano stati sotterrati veleni e rifiuti industriali è stata attivata un’opera di recupero totalmente affidata alla tecnologia ed alla Natura. Un intervento alternativo, pulito, a basso costo: sono stati piantati 20.000 pioppi, le cui radici stanno assorbendo i metalli pesanti in profondità e il terreno è stato cosparso di compost arricchito con batteri capaci di metabolizzare gli idrocarburi.
Il tutto è costato “solo” 900.000 euro rispetto ai molti milioni di euro che prevedeva il progetto iniziale. In questi anni gli alberi sono diventati un bel bosco, sono ritornati gli animali selvatici e gli uccelli, arrivano gli alunni delle scuole, le macchine monitorano la diminuzione dei veleni, un vero miracolo.
Eppure l’area non è stata affidata, il commissario da qualche settimana è in pensione e la Regione Campania non ha ancora individuato né il successore né un organismo a cui affidare il bene bonificato. Intanto da qualche mese è già cominciata la devastazione degli uffici e delle apparecchiature. (leggi la fine della notizia)
Un modello virtuoso, efficace ed efficiente, una sperimentazione ecosostenibile, un esempio di legalità che si potrebbe replicare nelle mille terre avvelenate del nostro Paese rischia di essere dimenticato e, fatto gravissimo, di essere distrutto e le persone che vi hanno lavorato lasciate sole ed esposte.
Persone che hanno avuto il coraggio di intraprendere percorsi differenti, di non utilizzare denaro pubblico per opere costose ed inutili, di occuparsi della nostra terra con cura per recuperare natura e bellezza.
Vorrei portare a conoscenza i grandi movimenti ambientalisti italiani di questa storia. Non vorrei apparire troppo esigente se affermo che se ne dovrebbe occupare la Politica, Libera, la Magistratura, le Associazioni, Cittadinanza Attiva, i Giornalisti sensibili ed attenti al tema e che non si lasciasse solo chi ha provato a costruire un modello di risanamento della nostra terra in maniera seria, attenta e naturale, mettendosi anche contro il grande potere della camorra. Se ci siete datemi una mano a diffondere e a condividere questa bella storia prima che diventi una storia triste.”

Fine del messaggio whatsApp ma, a completezza della notizia, continuate a leggere queste altre poche righe in cui sono riportate utili precisazioni del prof. Massimo Fagnano.

Massimo FagnanoOccorre precisare che nell’articolo che si è diffuso c’è una confusione tra i problemi del Parco RESIT realizzato da De Biase sulla famigerata discarica, per il quale non è stato riconfermato De Biase e non hanno inidividuato l’Ente che dovrà gestire la manutenzione ed il sito di San Giuseppiello per il quale invece il Custode giudiziario ha affidato all’Università di Napoli Federico II la manutenzione ed il monitoraggio che sono in corso senza problemi.

Questa esperienza, con dati iniziali e finali per avere un quadro completo e comprendere il successo in termini di bonifica, è riportata in diverse pubblicazioni già realizzate che possono scaricare su www.agronomy.it/index.php/agro/article/view/1348, altre sono in corso ed usciranno in ques’anno.

Anche universy.it nel suo piccolo, chiede a tutti di condividere questa bella storia!