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CORONAVIRUS e il decreto ‘Cura Italia’: intervista all’avv. Goffredo D’Antona

Dopo la fine di questa emergenza coronavirus occorrerà una politica economica profondamente diversa

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avv. Goffredo D’Antona
avv. Goffredo D’Antona

L’emergenza Coronavirus ha fermato l’Italia, la situazione giorno dopo giorno diventa sempre più drammatica. Le istituzioni nazionali e regionali cercano di stringere i tempi e serrare i ranghi per indurre gli ultimi irriducibili a rispettare le regole e il decreto governativo per uscire prima da questa situazione.
Per aiutare le famiglie in difficoltà economica il Governo ha emanato il decreto ‘Cura Italia’. Sussidi agli imprenditori, a chi ha partita IVA e per tutti i lavoratori.
Per approfondire l’argomento, ho avuto il piacere di intervistare, per universy.it, l’avv. Goffredo D’Antona.

“Mi rendo conto – introduce l’avv. Goffredo D’Antona – che non si può fermare la produzione industriale di un Paese però visto l’emergenza è doveroso proteggere la salute del lavoratore. Per quanto riguarda il decreto ‘Cura Italia’ le misure utilizzate sono quelle della cassa integrazione. Mi sembra una misura tampone. Dopo la fine di questa emergenza occorrerà una politica economica profondamente diversa. Per quanto riguarda i piccoli artigiani, commercianti e possessori di partita IVA, c’è un bonus per uno/due mesi di 600 euro il che non risolve nulla. Perché ci sono delle spese da affrontare, dagli affitti ai mutui. È una situazione molto drammatica”.

Da questa emergenza Coronavirus uscirà un’Italia molto debole. “I danni economici ci saranno. Quando tutto questo finirà non so in che modo si riprenderà, per tale ragione servono misure specifiche per aiutare la gente a riprendere la propria attività. Serve una redistribuzione delle ricchezze. Se non si cambia si avrà una criticità di natura economica con le fasce più deboli, lavatori precari, i piccoli imprenditori, che subiranno una crisi. Serve cambiare”.

La risposta dell’Europa non è stata efficiente. “Abbiamo una teoria dell’Europa che non è quella che poi è stata realizzata. L’idea dell’Europa dei popoli che era quella di Altiero Spinelli non si è realizzata. E’ stato creato un colosso economico che non riesce a tenere il passo degli Stati Uniti e della Cina. Molto fragile. E poi lo si sta vedendo da come si sta affrontando questa situazione dove ogni Stato ha agito in modo diverso. C’è un fallimento di un certo tipo di Europa. Di comune c’è solo la moneta e alcuni obblighi sui prodotti. Dal punto di vista della salute pubblica ognuno la interpreta a modo suo. Ci hanno preso in giro e poi altri Stati stanno utilizzando la nostra stessa politica”.

L’Italia come sta gestendo questa emergenza? “Il Coronavirus ha messo in luce tutte le criticità della nostra nazione a partire dalla sanità che è stata massacrata negli ultimi venti anni. Le conseguenze sono che non abbiamo più posti letto. Se facciamo un confronto con venti anni fa il dato è disastroso: meno ospedali e meno disponibilità a curare gente”.

Il modello cinese all’italiana, funziona? “La Cina ha delle leggere diversità rispetto all’Italia. Ha una politica totalmente diversa dalla nostra, possiamo definirlo un regime totalitario. Dalla nostra posso dire che gli italiani stanno rispondendo bene a questo isolamento. Io le poche volte che esco, per fare la spesa e andare in farmacia, vedo poche persone in giro. Il modello cinese all’italiana lo stiamo riprendendo bene. Secondo me si sta enfatizzando su tutte una serie di cose. L’esercito per strada c’era già con il decreto strade sicure. Evitare che la gente corra per strada oppure non porti il cane a passeggio mi sembra troppo eccessivo. Non metto in discussione le misure che in molti di loro hanno chiesto però non bisogna esagerare”.

Lo smart working è diventata un’esigenza. Oggi molti lavorati svolgono mansioni da casa. Per quanto riguarda l’attività giudiziaria, sono state adottate delle misure specifiche? “È uscita, con l’ultimo decreto, la sospensione dei termini. Ossia la sentenza non la devo appellare. È stata modificata perché ad un primo momento non c’era. Ritengo che l’attuale ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo questa emergenza dovrebbe avere il buongusto di dimettersi. È stato assolutamente latitante, l’unico provvedimento che ha fatto era talmente scritto male che hanno dovuto fare una relazione su come interpretarlo. Ora con la sospensione delle udienze possiamo dire, impropriamente, che noi avvocati siamo in ferie”.

IL PROFILO – Goffredo D’Antona è avvocato dal 1988. Il suo studio si occupa di penale e in particolare di disobbedienza civile. È tra i fondatori dell’Osservatorio dei diritti di Catania dove si occupa di monitorare l’applicazione delle leggi nel suo territorio. Inoltre è attivo nella politica forense, in maniera molto laica, è in “Avvocati liberi” associazione nata da qualche anno.

Francesco Saverio Petito