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Raffaele Caldarelli firma tre Zeppole alternative d’eccellenza

Tre versioni alternative proposte dal pasticciere nolano Raffaele Caldarelli

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Raffaele Caldarelli
La Zeppola di San Giuseppe è un dolce tipico, unico e meridionale, protagonista il 19 marzo, ma delizioso in tante altre occasioni. L’arte di valenti pasticcieri e l’impegno di volenterose massaie ne ha mantenuto viva la tradizione, complice la golosità del popolo campano che ne è grade consumatore.
Nonostante la Campania sia in zona rossa, non potrà certo mancare venerdì prossimo, 19 marzo, sulle nostre tavole.
Tre versioni alternative, vengono proposte con versatile maestria dal talentuoso pasticciere nolano Raffaele Caldarelli. Profumano di primavera e invitano all’assaggio.
Affermato, nonostante la giovane età, esperto nella produzione di alta qualità caratterizzata dall’uso d’ingredienti genuini provenienti dal feritile territorio campano, Raffaele punta le sue carte su tre gusti di gradimento certo e collaudata appetibilità, rese più interessanti dagli aromi caratteristici della nuova stagione che sta per arrivare.
Sono studiate per una platea di consumatori  esigente, che va sapientemente stimolata e invogliata alla degustazione. Garantite per i palati alla ricerca di particolari soddisfazioni sensoriali, attraverso nuovi avvistamenti di classici del gusto, prodotti in maniera innovativa con ingredienti di qualità extra.

Tre invitanti varianti firmate dal giovane e valente “specialista delle golosità” che da Nola lancia le sue idee dolci, ripiene e sormontate da irresistibili creme: Chantilly con fragoline, al pistacchio, al cioccolato. Si collocano accanto alla versione classica creazione di origini millenarie, perfezionata dai napoletani nei secoli passati con crema pasticciera profumata alla vaniglia e limone. e guarnita da amarene (presenti anche nelle tre alternative) col nome di Zeppola di San Giuseppe. La base comune è costituita dalla classica pasta bignè, che sprigiona al palato note armoniose di burro finissimo e uova fresche.

L’artista del gusto dolce, che da anni guida con passione la produzione artigianale delle Zeppole di San Giuseppe, specialità della tradizione campana a cui è difficile resistere, è fra gli eccellenti componenti della ben conosciuta squadra solidale di #InsiemeperilTerritorio, rassegna itinerante di prestigiosi eventi, fondata dalla giornalista enogastronomica Teresa Lucianelli, che da anni si svolgono in Campania e ne promuovono le migliori professionalità, peculiarità agroalimentari ed enogastronomiche, creazioni all’insegna del buongusto, produzioni artistiche.

Le squisite zeppole di Raffaele Caldarelli Pasticciere, venerdì in occasione della Festa di San Giuseppe, e di seguito sabato, saranno distribuite ai piccoli orfani, senzatetto e vittime di gravi problematiche, alle famiglie indigenti e ai clochard nel Progetto AbitiAmo, italiani e stranieri della Campania, assistiti dai volontari della Parrocchia di San Gennaro al Vomero, guidata da Padre Massimo Ghezzi, nell’ambito dell’iniziativa benefica promossa anche quest’anno, da #InsiemeperilTerritorio, che proseguirà con le donazioni per la Santa Pasqua, sempre accura della squadra di #InsiemeperilTerritorio, guidata da Teresa Lucianelli.

Il generoso pasticciere nolano ha anticipato che parteciperà anche alla mission Pasquale, assicurando le sue superlative colombe.

Nonostante la crisi che influisce purtroppo incisivamente anche sul suo settore, Raffaele ha comunque deciso di fare comunque dono, pure in questo periodo, delle sue rinomate e sane prelibatezze ai più bisognosi.

“Il segreto di una squisita zeppola è nell’utilizzo di ingredienti naturali, per la sua preparazione, che garantiscano gusti e sapori autentici, bandendo insaporitori, stabilizzanti, conservanti industriali. Personalmente preferisco adoperare prodotti tipici campani di eccellenza. Originariamente fritta, la vera zeppola di San Giuseppe è un guscio  di delicata pasta bignè dal gusto neutro, arricchito dalla doppia farcitura in crema: ovvero all’interno e all’esterno. La tradizionale con crema pasticcera, tra le massime espressioni della pasticceria campana, è la più apprezzata in tutta Italia. Ad essa, affianchiamo delle apprezzate varianti, all’insegna dei nostri migliori sapori caratteristici, apprezzati in tutti in mondo” afferma Raffaele Caldarelli, in merito alla prelibatezze nostrana della quale guida con impegno quotidiano la produzione d’eccellenza.

zeppola

Ogni giorno il suo laboratorio sforna profumatissime zeppole che vengono consegnate a domicilio dei clienti con puntualità e sicurezza, garantendo un prodotto di certificata qualità, massima freschezza e assoluta genuinità, nel rispetto del gusto e della salute.

Le origini della zeppola, secondo la leggenda più accreditata, di matrice cristiana, risalirebbero alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia. San Giuseppe, per mantenere Maria e Gesù, avrebbe affiancato il mestiere di falegname con quello di friggitore e venditore ambulante di frittelle.

In opposizione, un’altra leggenda l’indica come discendente delle antiche frittelle romane, poi reinterpretate in chiave partenopea. A Roma, infatti, durante le celebrazioni delle Liberalia, organizzate il 17 marzo, in onore delle divinità del vino e del grano, si bevevano litri di vino e ambrosia accompagnati da frittelle di frumento, cotte nello strutto. Queste celebrazioni furono vietate dall’Imperatore Teodosio II, che proibì qualsiasi culto pagano, ma sarebbero state assimilate dal cattolicesimo che fissò, due giorni più tardi, la festa di San Giuseppe, anche festa del papà dal 1968, in onore dek Santo, padre di tutti i cristiani.

A Napoli, per devozione al Santo, si è sviluppata anticamente la figura dello “zeppolaro di strada”, antico mestiere, esistito fino a tempi recenti nei vicoli del centro storico. Accanto al banchetto posto davanti alla bottega, vendeva le zeppole appena fritte nell’olio bollente.

Goethe, in visita nel capoluogo partenopeo alla fine del XVIII secolo, parla di questi artigiani del fritto: “Oggi era anche la festa di San Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli cioè venditori di pasta fritta… Sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio bollente; un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo, le ciambelle che man mano erano cotte e, con un altro spiedo, le passava a un quarto garzone che le offriva ai passanti… ”

La prima stesura della ricetta conosciuta, è del 1837, per quanto le zeppole esistessero  già sicuramente già da molti secoli.

La particolare forma sarebbe opera delle monache di San Basilio del Monastero di San Gregorio Armeno e risalirebbe al 1700 (secondo altri, delle suore dello Splendore e della Croce di Lucca o di antichi pasticcieri).

Controversa è l’origine del termine. Potrebbe derivare dal latino serpula(m), per la forma di serpente attorcigliato su se stesso; oppure, dal napoletano zeppa, in latino cippus, piccolo fermo di legno che si utilizza per correggere i difetti nei mobili su misura, e somiglia per le ridotte misure alla quantità di pasta lievitata che, nell’olio bollente, si gonfia e cresce in cottura; ancora, dalla forma a ciambella della cymbala(m), imbarcazione fluviale dal fondo piatto e con l’estremità arrotondata; o da saeptula (saepio, cingere) genericamente oggetto di forma rotonda; infine, dal nome a Zi’ Paolo, indicato come il friggitore partenopeo, inventore della zeppola da strada, tra i migliori a Napoli, città in cui l’abilità nel friggere è sempre stata tenuta in grande considerazione e tuttora è particolarmente apprezzata, tra le specializzazioni in ambito culinario.